il futuro non è più quello di una volta

Data stellare 1118.014 L’Enterprise, da me capitanata, si è spinta in zona Marconi, nell’ammasso stellare UCI per esplorare lo spettacolo raro in Italia di un nuovo kolossal di fantascienza, il filmone “Interstellar”. Partecipavano alla missione il primo ufficiale Alessio, l’ufficiale scientifico Marco, il chief-engineer Guido, il capo della sicurezza Santo, ed altri membri dell’equipaggio che non nomino per brevità (e perché non sono presenti su FB)

Altri capitani avevano già descritto il fenomeno con dovizia di particolari e dicendone meraviglie per cui ci aspettavamo legittimamente due o tre ore di godimento, rapiti nella bellezza delle immagini e nella avvincente tensione narrativa. Devo quindi dire che sono stato abbastanza sorpreso di dover invece registrare un fallimento sostanziale della missione.

Il problema di Interstellar non è che sia brutto, anzi. Gli attori sono più che dignitosi, esibendo una performance, magari non memorabile, ma di livello sicuramente medio-alto, superiore alla maggior parte della fantascienza in circolazione. Gli effetti speciali sono splendidi e realistici, con alcune scene molto coinvolgenti e anche la regia è precisa e sicura, magari non geniale, ma solida e affidabile. Quindi il problema dov’è?

Il problema sono due problemi, anzi tre. Primo, è un film pretenzioso: se citi ogni tre per due un capolavoro assoluto come “2001 Odissea nello spazio” devi offrire un prodotto che almeno non faccia rimpiangere l’originale. Secondo, è un film didattico: inutile per gli appassionati (che già sanno tutto di worm-hole e buchi neri) e pesante per chi non mastica di queste cose. Terzo (e peccato capitale per i capitani di lungo corso come me) è un film senza mistero.

Che poi a fare il pelo nell’uovo anche l’aspetto didattico è impreciso. Un esempio per tutti: il pianeta delle onde giganti non ha un sole (non può averlo, perché orbita attorno a un buco nero), dunque come mai è illuminato? Dove sta la sua fonte di luce? Inoltre, come mai per abbandonare la gravità terrestre è necessario un vettore tipo Saturno 5, mentre per lasciare quel pianeta, che si suppone abbia una gravità infinitamente maggiore, visto che rallenta anche il tempo, bastano i motori ausiliari della navicella?

Lo capisco: è difficile mettersi a giocare con la teoria della Gravitazione ed offrire un prodotto che sia fruibile in termini di spettacolo, ma se tu per primo rinunci al benefit della sospensione del giudizio, pretendendo di spiegare ogni cosa in termini didascalici non puoi recriminare se lo spettatore ti chiede il medesimo rigore in ogni aspetto del film. Così il finale, che non svelo per non danneggiare gli improvvidi che ancora vogliono andare a vederlo, è totalmente inverosimile e accumula una serie di sciocchezze scientifiche e di inverosimiglianze sesquipedali, cosa che, ripeto, non disturberebbe in sé, se l’intento dichiarato degli autori non fosse stato quello di fare un film didattico.

Qui nasce il problema vero, quello che davvero mi ha infastidito, che è l’assenza di mistero. Prendiamo ad esempio il modello dichiarato di questo film: “2001 Odissea nello spazio” di Arthur C. Clarke (autore) e Stanley Kubrick (regista). La cosa più bella del film di Kubrick era il non detto. C’è la presenza incombente di questo monolite, che non si sa se sia minaccioso o benevolo, che dall’inizio alla fine del film accompagna muto gli eventi. È Dio? È il destino? È la forza della vita? È un manufatto alieno? Non si sa, e il bello è proprio che non si sappia, che il dubbio ci accompagni dall’inizio alla fine del film, lasciandoci inquieti, pensierosi e perplessi, pieni di domande e riflessioni. In Interstellar invece tutto deve essere spiegato, fin dall’inizio, ed è questo che toglie magia al film.

Perché amo la fantascienza? Per due ragioni innanzitutto: perché mi parla del futuro e quindi risveglia in me la speranza e perché mi parla di Dio, dato che ponendo i protagonisti del racconto in situazioni estreme, impossibili, ne esplora i limiti, fino a tirar fuori, nei casi migliori, il trascendente dentro di loro.

Vedendo questo film è evidente che il futuro non è più quello di una volta.

Non c’è più lo slancio, la tensione ideale del new-deal kennedyano che accompagnava la fantascienza nascente (quella di Star Trek e di Asimov), ma non c’è più nemmeno la denuncia e la volontà di riscatto tipica della fantascienza distopica (alla Dick o alla Gibson per intenderci).

Cosa rimane agli uomini del XXI secolo osservando questo film? Cosa li spinge ad agire? Da cosa sono motivati? Qual’è la loro speranza?

Ci sarebbe uno spunto bello nel film, nel dialogo in cui si contrappongono custodi ad esploratori, e forse è qui la cosa più pregevole, nel rimpianto per uno smarrito spirito di avventura, tanto che alla fine il protagonista, appena rimessosi dalla brutta esperienza riparte per una nuova esplorazione. Ma il tema è appena accennato e nemmeno si capisce se egli riparte per il desiderio di esplorare o per ritrovare i begli occhi di una fanciulla, mentre il resto dell’umanità si è accomodata in una sorta di Terra B, una stazione spaziale nemmeno troppo grande dove presumibilmente hanno trovato posto solo gli ottimati del mondo vecchio (i più ricchi, i più belli, i più intelligenti…), insomma è poco, troppo poco. Come dicono gli americani “too few, too late”, il tema è appena accennato e la battuta del dialogo che ho citato, pur bella, rimane come una frase da cioccolatino, isolata dal contesto.

Anche la frase sulla forza dell’amore che sarebbe capace di superare tempo e spazio, attraversando le barriere dimensionali come è più della forza di gravità, che vuole essere forse la cifra interpretativa del film, è snervata e senza forza, perché introducendo un tema spirituale in mezzo ad un discorso scientifico svuota di senso l’uno e l’altro. Se l’amore è una forza fisica allora deve essere quantificabile, misurabile, se non lo è allora devi spiegare cosa è lo Spirito e in che modo si rapporta con la realtà.

Oppure devi introdurre il monolite di Kubrick, cioè il mistero, e lasciarlo lì come una provocazione silenziosa.

Ecco, alla fine ciò che più mi disturba di Interstellar è che manca il monolite, manca cioè il mistero.

Cita Kubrick in mille modi ed omette l’elemento più importante del suo film. Alla fine dei conti il peccato originale di questo film è che la sua filosofia di riferimento, la sua weltanshauung, come dicono quelli bravi, non è più la religione, ma quella caricatura del religioso che è la new age, che pretende di spiegare il soprannaturale in termini naturali, che baratta la vita soprannaturale con una supervita naturale.

Lasciateci il mistero, aridatece il senso religioso e forse torneremo ad amare la fantascienza.

3 commenti

Archiviato in Attualità, Teologia di Star Trek

3 risposte a “il futuro non è più quello di una volta

  1. Patrizia

    Ti consiglio, se non l’hai visto, Sunshine!

    Mi piace

  2. francescoclemclem

    questa analisi mi ricorda una scelta grossolana che riscontrai nell’ormai vecchio “the indipendence day”… com’è possibile che un’astronave aliena sia soggetta a un virus informatico terrestre? che sistema operativo usava la nave? windows? mac? linux? e anche ammesso che fosse un OS terrestre, un virus per windows non funziona su linux o mac… ah già, esistono le falle di sicurezza di Java, che possono essere sfruttate (forse) cross platform…chissà che versione di Java montava l’astronave aliena….
    sembrano sciocchezze, ma fanno la differenza tra fantascienza e assurdità. Un racconto fantastico, sia di scienza che no, deve conservare una sua coerenza interna. Altrimenti “ti piace vincere facile” con due begli effetti speciali, bravi attori, ecc

    Liked by 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...