3 risposte a “La fede non tollera aggettivi

  1. Bess

    Ho letto tante volte questo articolo e ogni volta mi piace di più. Grazie

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  2. Patrizia

    Hai espresso in modo più chiaro di me il pensiero che ho avuto dopo i fatti parigini, grazie

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  3. Giampiero Cardillo

    Il solo valido avversario del mondo senza Dio è Dio. Gli uomini scelgono troppo spesso altro, nonostante le etichette appiccicate a ciò che fanno.
    Infatti, anche coloro che si sentono “legati” a Dio possono essere tentati, nel migliore dei casi, dal doppio errore del fare tre tende sul Tabor o di sprofondare nelle catacombe, allorquando si sentano minacciati o giustificati da missili a testata multipla, composti da attacchi diretti, dileggio, indifferenza, persecuzione, genocidio, corruzione.
    È sui fatti che si misura l’effetto di quel “legame” con Dio, pur se, e a maggior ragione, si tratta di un Dio che ama e ama la libertà dei suoi figli.
    La “moderna” scoperta del laicato cristiano, all’indomani della spinta anti- religiosa umanistica, che risolse la straordinaria stagione di mezzo, il medio evo, ha definito il difficilissimo terreno della “prova dei fatti” per il cristiano laico, operativo e responsabile, sussidiario e solidale, ma sempre risolutivo e non solo problematico all’infinito, maestro della corsa sul posto.
    L’aforisma di Chesterton su libertà e religiosità è la contro-definizione dell’impegno laico di un cristiano e misura la difficoltà di capire il significato pratico della convivenza, della libertà e della religione nei tempi nostri.
    Chesterton sembra voler spiegare che la religione è immanente rispetto alla storia, al tempo che passa, perché Dio non ha storia, né tempo. La religione separata dalla storia pone al cristiano una doppia difficoltà: agire e agire con una unità di misura della propria azione laica rappresentata come immutabile, non adattabile, non coercibile: cosa farebbe Gesù al mio posto?
    E l’Islam, pre-moderno, pre- umanistico, nonostante Averroè, cultore di Aristotile, ci offre, sottilmente, la via arretrata e semplificata, che supera l’ostacolo difficilissimo dell’essere laicamente cristiani: non essere laici, per non essere tentati dal diventare laicisti corrotti insanabili, perciò eliminabili.
    Storia vecchia per il mondo cristiano, prima della sua disfatta politica e sociale, dopo 500 anni di battaglie tutte perdute.
    È storia vecchia e già vissuta e spesso a-storicamente riproposta: “tornare alle radici del Vangelo”, ha significato, nella realtà, nascondersi sotto tre tende sul Tabor o nel buio delle catacombe.
    L’irrilevanza odierna dei cristiani nella politica, nell’amministrazione, nell’impresa e nel management, nell’arte, nell’insegnamento, nella scienza, trova pallido ed eroico ristoro nella sussidiarietà e nella solidarietà puntiforme, irrilevante, appunto, se non per l’anima di chi si gioca la propria vita facendo.
    Il rischio di “fare un sistema” di questa laicità operosa, come insegna Toniolo e Sturzo, ha prodotto pochi frutti, celati ad arte, per non riconoscerne il valore alternativo globale e umanistico cristiano. Pensiamo a Adriano Olivetti, di adulta conversione, la cui operosità sovrapponibile al Vangelo non è stata mai esaltata come esempio di eroismo cattolico fino ad oggi, mentre fu avversato da destra e da sinistra, e si può capire, ma anche e soprattutto dai “cattolici” di allora, allorché tentò, attraverso un ridisegno della Costituzione, di “fare un sistema” di una difficile e partecipata prassi tutta laica, “realmente”aderente al Vangelo nei fatti.
    Troppo difficile aderire al modello operativo del laico cristiano: la doppia fedeltà alla città dell’uomo e alla città di Dio, perché sia un’unica città, spaventa, se non terrorizza.
    “Senza il cielo la terra è solo fango, guardando il cielo la terra diventa giardino”, ho sentito dire ad un Vescovo operativo come mons.Bregantini.
    Troppo difficile essere laici: formare, formulare, confrontarsi, diffondere per difendere, ma soprattutto, testimoniare, giocando la propria vita nel rischio dell’operatività sociale, politica e amministrativa.
    “La realtà è più bella dell’idea”, ci dice l’Evangelii Gaudium.
    Grazie, don Fabio, per la tua fatica di esserci.

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