Anche i mafiosi sono fatti di cellule…

10858576_785954021484018_8088562777946231776_nQuesto è l’articolo che ho scritto per La Croce pubblicato oggi… con il titolo che gli avrei dato io invece di quello scelto dalla redazione.

Quanto accaduto al convegno di Sabato a Milano sulla famiglia mi ricorda la storiella di quel ragazzino che si era preparato un tema di biologia sulle cellule ed una volta arrivato a scuola se ne è visto invece assegnare uno di attualità sulla Mafia. Senza perdersi d’animo però iniziò il suo tema così: “Anche i mafiosi sono fatti di cellule. Le cellule sono…”

In particolare penso a quel giovanotto mandato allo sbaraglio a interrompere padre Maurizio (a proposito, voi che vi stupite perché è stato allontanato, mi sapete dire in quale convegno su quale argomento in quale parte del mondo si permette a uno del pubblico di interrompere uno dei relatori per fare una domanda che non c’entra niente con il tema del convegno su un argomento che nessuno dei relatori ha nemmeno sfiorato?) che era evidentemente stato indottrinato male, per cui si è trovato costretto ad arrampicarsi sugli specchi per dire ciò che era stato programmato per dire, dato che non trovava nessun appiglio in ciò che era stato detto. E che fosse stato programmato ne è prova che Repubblica era già uscita con il pezzo su di lui un minuto dopo il fatto. Complimenti, manco il tempo di scriverlo!

In realtà la cosa più omofoba della serata l’ha detta probabilmente Adinolfi, citando implicitamente la vignetta di Charlie Hebdo che ho messo qui sopra. Per cui se è omofobo Adinolfi lo è anche Charlie, quello che tutti Je Suis (ah questo non si può dire? Tranquillo, tanto meno di così non mi possono pagare… non rischio niente).

E poi c’è la storia del presunto prete pedofilo beccato tra il pubblico, presunto due volte, intanto perché don Mauro Inzoli non risulta nemmeno indagato dalla Magistratura Italiana, pur essendo stato sospeso dalla S. Sede, ma per di più l’uomo fotografato seduto dietro a Maroni e Formigoni sembra che non sia neppure lui, come ha riconosciuto la sindachessa di Crema, la prima che aveva lanciato lo scoop, scusandosene e cancellando l’improvvido post dalla sua bacheca su FB.
Che poi anche se fosse stato lui (visto che non era un invitato ufficiale, e questo lo si può sapere facilmente, perché essendo un evento della Regione l’elenco degli invitati è protocollato e depositato) non si capisce che c’entrino gli organizzatori del convegno, o dovevano chiedere la fedina penale a tutti i partecipanti?

Per il resto, ovviamente, i convegni non si fanno per convincere, e non sono un luogo adatto al ragionamento.

I convegni, specialmente quelli così, sono una roba di pancia, servono a farsi vedere, a dire “noi ci siamo”. E da questo punto di vista il convegno di Milano non è stato un successo, è stato un trionfo, una roba talmente grossa che era impossibile da nascondere, cosa che di certo a Repubblica & soci avrebbero preferito fare, ma stavolta non si poteva.

Ha ragione Costanza però, la cosa bella non è stata questa, piuttosto è stata esserci, scoprirsi popolo, anzi famiglia, grande famiglia. E una famiglia non è contro, mai. Una delle caratteristiche della famiglia naturale è proprio la sua disponibilità all’accoglienza: è sempre per e mai contro.

E vale anche per questa grande famiglia, questa compagnia dell’Agnello, questo popolo che sta trovando nel quotidiano La Croce la sua casa: cari giornalisti, cari attivisti LGBT (o come si scrive), fate di tutto per appiccicarci l’etichetta di omofobi, ma fatevene una ragione non riuscirete mai a farvi odiare, al massimo potremmo ridere di voi.

Ridimensioniamo quindi anche la comparsata di Maroni e soci: è ovvio che ci fa piacere avere una rilevanza politica e che le istituzioni ci ascoltino, e ogni volta che potremo con le istituzioni dialogheremo, però noi non siamo un soggetto politico, ma prepolitico. Non siamo uno schieramento né un’ideologia e quindi non siamo riconducibili a nessun partito.

Noi siamo un fatto, solido come una pietra, incontrovertibile: ogni uomo nasce da un padre e una madre. E un fatto non è un’opinione, non è una cosa attorno a cui si possa discutere. Un fatto, ogni fatto, divide il mondo in due: quelli che lo vedono e quelli che non lo vedono. Noi siamo quelli che vedono.

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2 commenti

Archiviato in Attualità, De oves et boves

2 risposte a “Anche i mafiosi sono fatti di cellule…

  1. 61angeloextralarge

    Che dire di più? Smack! 😀

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  2. Giancarlo

    Ridimensionare la presenza di Maroni e soci a comparsata mi sembra profondamente ingiusto. Inoltre, per una volta che qualche politico ha mostrato attenzione e dato sostegno alle nostre priorità, non mi sembra il caso di mostrare la puzza sotto il naso. Oppure ho frainteso?

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