Incontrare Dio nel desiderio

Parte seconda – i re Magi
(La seconda parte di questa meditazione è stata concepita, non senza una punta di vanità, come una sorta di monologo teatrale. Tentando di dar vita ad uno dei Magi. I lettori vi troveranno parecchie citazioni implicite, soprattutto da T.S. Eliot)

Quando si è accesa una stella nella nostra notte, illuminando la via che credevamo perduta, quando abbiamo intuito che dopotutto era giunto un re, non abbiamo potuto fare a meno di metterci in cammino per cercarlo, perché un re ci è necessario, è colui che unifica e raccoglie in se stesso tutte le molte strade che un uomo può fare. Un re è la garanzia che questa vita abbia un senso dopotutto, perché è ben per questo che è re: per indicare una via. Senza una guida siamo un popolo che cammina nelle tenebre, anzi, a ben guardare non siamo neppure un popolo, perché per esserlo bisogna avere una direzione comune, qualcosa che ci tenga insieme al di là del profitto. Senza un re siamo soltanto una massa.
Per questo la notizia che è nato un re è certamente una buona notizia, un vangelo. Per questo bisognava abbandonare i luoghi comodi (la reggia di Persia è così bella in questa stagione), e mettersi in strada, ed è così pericolosa la strada a volte.
Non si poteva evitare, perché quella stella ha brillato e uno non poteva far finta di non averla vista, non poteva ingannarsi dicendo a se stesso: “no, è stata solo la fantasia di un attimo, è stata tutta un illusione”. La stella ci ha chiamato, ci ha sfidato, e allora via, in mezzo a cammelli che puzzano di stallaggio e cammellieri con sguardi da assassini, tra mercanti astuti e prostitute lascive, tra mezzi briganti e giovanotti sbandati, insomma via dalla protezione sicura della casa e giù in mezzo a quel popolo variopinto che frequenta le strade, quel popolo antico come il mondo e sempre uguale, ieri come oggi, ché le strade sono sempre uguali, ieri come oggi. Quante volte avrei voluto ritornare indietro, quante volte ho desiderato la mia casa e la mia sposa! Ma il ricordo di quella stella mi perseguitava e mi spingeva sempre avanti. Sono arrivato a odiarla mi credi? Era come una spina nella carne che non mi lasciava mai tranquillo.
Ed a tutti chiedere: “Avete sentito parlare del re che è nato?” E ricevere in cambio risposte stralunate, sguardi enigmatici… “Un re? Ma noi siamo schiavi, oppressi da Cesare, sottomessi al potere dell’impero… nessun re verrà a salvarci”…
Ed a tutti ripetere: “Ma come non avete visto la stella?” e scoprire che no, in effetti nessuno l’ha vista, e se l’hanno vista invece di guardarla han subito abbassato gli occhi a terra, timorosi perfino di sperare, tanto sconfitti da non saper più desiderare una vita migliore. Ed alla fine ti viene pure il dubbio che ti sei sbagliato, che l’unico matto, l’unico visionario sei tu, che basta non vale la pena di cercare più…
E tanti hanno rinunciato sai? Il vangelo non lo dice, ma eravamo partiti in cinquecento dalla Persia e da tanti altri posti. Mica eravamo gli unici noi, tanti avevano visto sorgere la stella, tanti all’inizio avevano sperato, eppure… eppure siamo arrivati solo in tre, perché ci voleva coraggio, coraggio o una buona dose di incoscienza ad andare avanti, a continuare fino in fondo in mezzo a tutti quei dubbi, a tutto quello scetticismo.
Ma c’era un desiderio a spingerci, un desiderio più forte del dubbio e della paura: quella stella era così bella! La sua promessa era così viva! Un re, ma ci pensi? Uno che ci liberi, che ci unisca in un popolo solo, che ci indichi la direzione, che dia un senso al nostro vivere, che ci indichi un ideale per cui faticare… Solo il pensiero che possa esistere un uomo così trasforma la vita e non puoi più essere lo stesso, solo cercandolo sento già che un po’ gli somiglio.
Così siamo arrivati da Erode. Che sciocchi siamo stati! Dovevamo prevederlo che quel pazzo di un tiranno non sapeva nulla del re legittimo, l’unico legittimo, che cercavamo; dovevamo prevederlo che avrebbe cercato di usarci. E così usciti dalla sua casa eravamo disorientati, avevamo perso la strada, la nostra pista sembrava smarrita senza speranza e all’improvviso di nuovo ecco la luce della stella e stavolta molto più vivida e sicura che ci portava infallibile fino…
Fino alla porta di una capanna? No aspetta deve esserci uno sbaglio, questa è poco più che una stalla.
Gli ultimi di noi che avevano resistito fin là sono crollati, abbiamo fatto e rifatto mille volte i nostri calcoli e si non c’era dubbio, il posto era quello, ma il re? Dov’era il nostro grande re? La guida sicura che doveva dar senso alle nostre vite? Illuminare il nostro popolo? Indicarci la via?
Aspetta, lì c’è un bambino, una madre… lei sorride stanca e radiosa, come solo le madri possono essere, il bimbo si vede appena, eppure… eppure in quel momento ho capito.
Ho capito che non avevo capito niente, perché se il Re dei re è un bambino, allora tutto ciò in cui ho creduto non vale nulla. Il potere, la gloria, la forza? Non so più che farmene. Io che sono chiamato re e mago, che ho dedicato tutta la mia vita alla sapienza e al potere e al potere che viene dalla conoscenza, ora so che il senso del mondo e della vita è un bambino disarmato, ora so che tutto il potere e la sapienza del mondo non potranno mai eguagliare il potere disarmato di quel piccolo bimbo.
Dio ha voluto incontrarci disarmato, capisci? Ha voluto presentarsi in modo che nessuno potesse sentirsi intimorito da Lui. Un neonato! Dai, a chi può far paura? Ha rinunciato a difendersi e tutto intero si è consegnato a noi, inerme, inoffensivo ed io mi sono vergognato per tutte le volte che mi sono rivestito della mia autorità, del mio potere, per ogni volta che ho fatto pesare il mio rango, la mia posizione…
Solo così si poteva affascinare il mondo, perché una nascita è una promessa di futuro, è una speranza nuova che si accende e Lui ricompare, inerme, in ogni bambino che nasce, che inavvertitamente, silenziosamente è sacramento di questo Dono, di questa Presenza. Sì, ogni bambino che nasce è in fondo una Eucaristia.
Non potevamo più farne a meno, capisci? Noi, i re e maghi, ci siamo arresi alla Sua debolezza. Abbiamo messo ai suoi piedi i segni del nostro potere: l’oro che tanto sangue è costato, l’incenso che serve per lodare i potenti, la mirra che si usa per imbalsamare i cadaveri e dice l’illusione di controllare perfino la morte… Abbiamo messo tutto ai suoi piedi, rinunciando al nostro potere perché volevamo diventare come Lui: innocenti bambini indifesi, tra le braccia della Madre.
Sono passati tanti anni da allora e ancora oggi mi chiedo: cosa ho visto in quella stalla di Giudea? Perché feci tanta strada? Per assistere ad una nascita?
Ci fu una nascita, senza dubbio, ma ci fu anche una morte. Ed insieme a quella morte ci fu una risurrezione. Il Re nasceva ed io morivo. Morivo e rinascevo con Lui, rifatto bambino io stesso dal Suo sorriso e dall’abbraccio della Madre. Dopo quel giorno la mia vita non poteva essere più la stessa. Sono morto e rinato il giorno in cui ho conosciuto il Dio bambino ed il Natale a cui ho assistito è stato invero il mio Natale.

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