Concepire e partorire

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Per una curiosa coincidenza, stamattina un’amica mi ha mandato la trascrizione di un’omelia che pronunciai a Chianciano nel 2005 a conclusione del convegno “Concepirai un figlio e lo chiamerai Gesù” della Comunità Maria. Voglio condividerne una parte con voi perché mi sembra attualissima in questo giorno, soprattutto pensando alla manifestazione di Roma

Jubilate Deo omnis terra, tutta la terra dia lode al Signore…

Ma come potrà tutta la terra dar lode se noi che siamo quelli che hanno ricevuto il dono della lode non la portiamo in tutto il mondo? Dunque il Signore ci dà questo compito.

Spesso il nostro convegno si conclude con le parole del Vangelo di Marco che avete ascoltato: “Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. (Mc. 16. 14-20)

In parte è un fatto casuale che dipende dal fatto che normalmente il nostro convegno si conclude il 25 Aprile, giorno di S. Marco, in parte naturalmente è una scelta voluta, perché non è mica per caso che facciamo il convegno in questi giorni, tanto che questo passo del Vangelo è diventato una sorta di “profezia fondativa” per la Comunità.

Questo certamente significa che il Signore ci dà un mandato, ogni anno ci dice “Andate e portate il Vangelo a tutte le genti” e così ci rinnova la fiducia, per così dire, chiamandoci di nuovo alla missione. Per questo ascoltando queste parole giustamente ci emozioniamo, perché sperimentiamo che nonostante tutto Dio crede in noi, ha ancora fiducia in noi. Non ce lo meritiamo, siamo quei poveretti che siamo, però ogni anno il Signore ci ripete “ho fiducia in te, ho così tanta fiducia in te che ti mando, ti affido il mio popolo, metto nelle tue mani il mio messaggio per il mondo intero.

Nella prima lettura abbiamo ascoltato la conclusione della prima lettera di Pietro, dove Pietro saluta con una frase molto bella: “Vi saluta la comunità eletta che dimora in Babilonia” (1Pt. 5,13) Che comunità è questa? Evidentemente nel contesto della lettera è la comunità di Roma, nel linguaggio dei primi cristiani Babilonia è Roma, ma non è i un certo modo ogni comunità cristiana? Non siamo anche noi oggi? Non è Babilonia il mondo in cui viviamo, con cui ci troviamo ad avere a che fare ogni giorno? Non ci sentiamo fuori posto, come se fossimo stranieri in esilio, in questo mondo in cui il nostro cuore non trova casa, in cui la nostra mente non trova riposo perché dobbiamo sempre lottare per poter essere noi stessi e vivere il Vangelo, perché tutto e tutti vorrebbero portarci a vivere in un altro modo?

Che paradosso! Noi vorremmo la felicità degli uomini e gli uomini invece scelgono deliberatamente, a volte perfino consapevolmente, di essere tristi, noi vorremmo per loro il bene e loro scelgono il male, che ovviamente li fa vivere male. È un paradosso, ma è la realtà della Chiesa che vive in Babilonia.

Dobbiamo prenderne atto, fratelli: essere cristiani significa far parte di una minoranza, ma meglio così vi dico! Meglio essere un piccolo gregge, compatto ed unito, che una grande massa senza alcuna identità. Meglio ripartire da questo nucleo forte, sicuro di sé e consapevole della propria identità che illudersi cercando di essere tanti e finendo inevitabilmente per annacquare il Vangelo. Bisogna partire da questa certezza: a noi, a noi che viviamo in Babilonia, pochi, dispersi, perfino malati, a noi il Signore dice: “Vai ad evangelizzare la terra”

Tutto il nostro convegno ha girato intorno a due parole: Concepirai e Partorirai, perché il concepire se non giunge al partorire resta un movimento tronco perché ciò che è concepito, finché non è partorito non incide sulla realtà, non ha la forza di cambiare la storia, di trasformare il mondo. Detto in altri termini il Vangelo finché non diventa carne resta un’astrazione, una bella idea, ma non compie la sua corsa, non raggiunge il suo bersaglio.

Potremmo avere nel cuore le cose più belle, sentire slanci mistici profondissimi, ma se non cambia la vita non abbiamo ancora fatto niente. Non basta l’emozione di un momento, per quanto grande e bella, se questa emozione non genera conversione. E allora è arrivato il momento di prendere una decisione ferma: io voglio essere un segno per questa Babilonia in cui vivo, un segno visibile, manifesto. E per esserlo in modo autentico devo essere partorito, non basta che sia stato concepito. Dunque voglio entrare nel mondo, nella storia, nella realtà, in questa Babilonia in cui vivo e cambiarla, trasformarla. Allora saremo quei missionari che rispondono al mandato di Gesù, saremo quelli che andando nel mondo sperimentano la potenza dello Spirito, quella frase meravigliosa con cui Marco chiude il suo vangelo: “La Parola di Dio li accompagnava con prodigi”.

Sì, fratelli miei, la Parola di Dio è potente, la parola di Dio opera, fa esistere ciò che annuncia. È bello il sole non è vero? Ma il sole con tutto il suo splendore e las sua potenza esiste perché Dio ha detto “Sia la luce”, è la forza della Sua Parola che lo ha fatto esistere. Tutto quello che esiste qui: il cemento di questi muri, le sedie su cui siete seduti, gli alberi di questo parco, tutto esiste perché Dio ha “detto” queste cose, una per una. È letteralmente la Parola di Dio che fa esistere ogni cosa.

Questa stessa Parola che ha creato il mondo continua ad operare anche oggi. Dio non dorme mai. E quelli che avranno il coraggio di metterla alla prova sperimenteranno la potenza della Parola, vedranno compiersi miracoli, quegli stessi miracoli che il vangelo di Marco annuncia, quei miracoli che costellano la storia della nostra Comunità.

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3 commenti

Archiviato in Spiritualità

3 risposte a “Concepire e partorire

  1. Luca Zacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Dobbiamo prenderne atto, fratelli: essere cristiani significa far parte di una minoranza, ma meglio così vi dico! Meglio essere un piccolo gregge, compatto ed unito, che una grande massa senza alcuna identità. Meglio ripartire da questo nucleo forte, sicuro di sé e consapevole della propria identità che illudersi cercando di essere tanti e finendo inevitabilmente per annacquare il Vangelo. Bisogna partire da questa certezza: a noi, a noi che viviamo in Babilonia, pochi, dispersi, perfino malati, a noi il Signore dice: “Vai ad evangelizzare la terra”

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  2. Giampiero Cardillo

    I nostri sono giorni tremendi di lacerazioni sociali globali, di assassinio diffuso, di guerre totali sempre più vicine, di libertinismo economico, sociale e personale, autorizzato come astuto surrogato delle libertà e dei veri diritti civili sorretti da morale, etica, partecipazione e responsabilità di ciascuno verso tutti e verso se stessi.
    Il relativismo culturale, sociale e religioso di un’occidente in decadenza etica e morale non regge l’urto di volontà organizzate per la conquista e il dominio. Un dominio senza pietà e senza domani.
    Siamo al punto di non ritorno più drammatico: chi è pronto a morire per un credo, non importa quale, non si può fermare e sconfiggere, se non con il genocidio totale.
    Anche se questo “credo” è molte volte finanziato e armato proprio dalle proprie “vittime”, per non tanto oscuri obiettivi di egemonia geo-politica, economica, energetica, etc. Un finanziamento, a volte, dato in forma diretta a sostegno di “credo” distruttivi e, a volte, dato in forma indiretta, con l’indebolimento dissolutivo dei costumi propri.
    La minoranza ri-evangelizzatrice cattolica ha perciò anche un obiettivo salvifico per il mondo occidentale che si sta suicidando per aver perso l’etica basata sulla persona, pensata soprattutto nelle sue dimensioni sociali. “Il fattore sociale è così connaturato in noi che non ci è possibile portare a fondo l’ipotesi di un uomo che si sviluppi da sé, fuori della società”.
    Così affermava don Luigi Sturzo, il più laico dei politici che il cattolicesimo ha prodotto nella sua storia.
    Ri-evangelizzare significa perciò salvare dal suicidio collettivo il mondo occidentale, che ha sostituito in sessant’anni la morale e l’etica cristiana con un melmoso nulla in putrefazione avanzatissima.
    Un compito immane, una missione impossibile, contro nemici che non vogliono vincere o morire, ma vincere per sterminare e morire a loro volta. Una missione impossibile come fu quella degli Apostoli all’alba del Cristianesimo.
    Oggi c’è contro di noi, contro la persona- creatura di Dio, il nichilismo transnazionale abortista, eugenetico, denatalista, sterile, che non fa prigionieri, né consente ai vincitori di sopravvivere.
    Proprio come si postula nell’economia finanziarizzata terminale odierna.
    Extra ecclesia nulla salus.
    Anche oggi.

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