Virtuale? (In margine alla storia di Ashley Madison)

ON 31-MAR-10, AT 1:57 PM, BAUTE, NICOLE WROTE: FOR EMMA PLEASE - ASHLEY MADISON, THE SITE FOR CHEATERS, HAS SEEN FEMALE NEWLYWED MEMBERSHIP IN THE GTA JUMP FROM 3,184 TO 12,442 IN THE PAST YEAR - AN ALMOST 300 PER CENT INCREASE. GTA MEMBERSHIP OVERALL HAS On 31-mar-10, at 1:57 pm, baute, nicole wrote: for emma please - ashley madison, the site for cheaters, has seen female newlywed membership in the gta jump from 3,184 to 12,442 in the past year - an almost 300 per cent increase. Gta membership overall has doubled. The site deliberately targets young women with ads like this one. From: binu koshy [mailto:binu.koshy@avidlifemedia.com] sent: march 31, 2010 1:57 pm to: baute, nicole subject: 150 dpi ver of newly wed ad here you go

Cari amici, è tanto che sono lontano dalla Rete per diverse ragioni, non ultima la scrittura dell’annunciato libro, ormai in fase di correzione di bozze, ma gli amici di Aleteia mi hanno provocato con una intervista telefonica su un caso che ha agitato di recente la blogosfera, più quella americana che quella italiana in verità, stimolando in me alcune riflessioni troppo dense per essere affidate ad una intervista che necessariamente ha dei limiti di brevità.

Il caso in questione è l’effrazione della banca dati di un sito di appuntamenti on-line, esplicitamente dedicato all’adulterio, e la conseguente pubblicazione di migliaia di dati sensibili di utenti del sito medesimo, che ha portato al suicidio di diverse persone, sopraffatte dalla vergogna.

Gli amici di Aleteia mi hanno chiesto di giudicare il fatto, ma prima di questo mi sono sentito sopraffatto da un’ondata di commozione pensando alle migliaia di drammi umani che sono nascosti tra le righe di questa che è comunque una brutta storia. Prima di un giudizio morale ci deve sempre essere uno sguardo di misericordia, che consenta un’empatia con quelle che in questa storia sono tre volte vittime: vittime degli hacker, che sono ovviamente delinquenti veri, vittime dei gestori del sito che speculano sulla loro disperazione e vittime innanzitutto di se stessi, della loro povertà esistenziale e della loro fragilità morale ed emotiva che li ha resi incapaci di gestire la loro crisi coniugale.

Sono tanti i pensieri che si affollano alla mia mente e siccome io scrivo soprattutto per fare ordine nella mia mente e nella mia anima mi perdonerete se cerco di essere un po’ sistematico nell’esposizione.

  1. Il virtuale non è affatto virtuale. A volte quando pensiamo al mondo di Internet ci nascondiamo dietro al pensiero che in fondo è tutto un grande gioco, che quello che succede in Rete non succede davvero nella realtà e questo ci porta ad abbassare i parametri di sicurezza con cui normalmente gestiamo la nostra vita e a allentare i freni inibitori che ci consentono una normale vita di relazione. Accade così in Rete che ci si permette un linguaggio e dei giudizi sommari che mai avremmo con persone conosciute fisicamente, accade che lasciamo campo libero a passioni inconfessabili, ira, lussuria, superbia… basta fare un giro di mezz’ora su Facebook per farsi un campionario completo dei sette vizi capitali! Però i suicidi di Ashley Madison mostrano proprio che il virtuale è del tutto reale: sono soldi veri quelli spesi in Rete, sono vere emozioni quelle messe in gioco, sono vere famiglie quelle messe a repentaglio in questa brutta faccenda. Dietro l’apparenza del virtuale, mani astute ed interessate lucrano sulla disperazione niente affatto virtuale delle vittime di questa storia.
  2. Siamo ancora capaci di vergogna? A fronte di tutto questo in realtà la vergogna di quelli che non hanno retto e si sono suicidati mi sembra molto più sana della leggerezza di tanti che commentando hanno scritto “bhe che male c’è? Perché poi dovevano suicidarsi?” Può sembrare irrispettoso verso i defunti compiacersi della loro vergogna, ma credo che sia molto più irrispettoso non comprendere le motivazioni che li hanno portati al suicidio e giudicarli esaltati o psicolabili. In realtà saluto come positivo il fatto che nel momento in cui il re si è mostrato nudo e la realtà ha presentato il conto ci siano state persone capaci di vergognarsi. Non ho dubbi che siano molto più vicini a Dio quelli che si vergognano di quelli che sono capaci di calpestare i sentimenti altrui, come sempre fa un adultero, senza fare un plissé.
  3. Il punto di vista di Dio. Pretendere di conoscere il punto di vista di Dio su questa storia non è presuntuoso come potrebbe sembrare, ce lo rivela il Vangelo, ce lo rivela Gesù stesso, che avendo a che fare con una adultera le ha detto “Io non ti condanno. Va e non peccare più”. Prima della condanna viene la misericordia: i frequentatori di Ashley Madison per lo più non sono traditori seriali, borghesi annoiati in cerca di emozioni forti, ma uomini e donne rinchiusi in una disperata solitudine, pur dentro una relazione coniugale, evidentemente fallita molto prima di aprire il PC. Quelle persone non erano sprovveduti, erano professionisti, politici, intellettuali, uomini e donne certamente avvertiti sui pericoli della Rete, eppure hanno voluto rischiare ugualmente. Quale disperazione può averli spinti a rischiare così tanto? Non posso non ascoltare questo dolore, anche se devo registrare che è figlio di una presunzione, quella cioè di salvarsi da soli, di rispondere con le proprie forze al dramma della vita. Anni fa era apparsa sui bus londinesi una pubblicità: “Dio probabilmente non c’è: goditi la vita”, l’assunto di base di questo slogan è che la fede porta alla frustrazione ed è nemica della gioia. La mera esistenza di un sito come Ashley Madison dimostra invece il contrario: è la mancanza di fede che rende impossibile gestire i grandi dolori della vita.
  4. Nuovi confini della fedeltà. Non pochi erano i frequentatori di Ashley Madison che non superavano mai il confine tra virtuale e reale, rendendo effettive le relazioni stabilite on-line, in altre parole si accontentavano di parlare di adulterio senza consumarlo effettivamente. Si illudevano così di fare qualcosa di meno riprovevole moralmente. Ancora una volta colpisce l’indifferenza rispetto ai sentimenti del coniuge. Sono certo che, al di là di una effettiva consumazione, nessuno rimarrebbe neutrale sapendo che la propria moglie o il proprio marito flirta con qualcuno on-line. Questo pone il problema su cosa sia da intendere per fedeltà coniugale. È evidente che un’amicizia, anche al di fuori del matrimonio, non rompe di per sé la fedeltà. Se però viene a creare uno “spazio segreto” da cui il coniuge è escluso in linea di principio allora le cose cambiano. Se poi si arriva a confidare all’amico segreti intimi o fatti legati alla relazione matrimoniale la gravità aumenta esponenzialmente. Inoltre andare a cercare altrove quella compensazione affettiva che nel matrimonio manca, impedirà nei fatti di ricucire la situazione ferita, in altre parole non è una cura, ma una fuga, ed anche la fuga è infedeltà.
  5. Quale salvezza? Così la prima riflessione è una domanda: quale vuoto c’è alla base di questa disperazione? E quale salvezza è possibile contro questo vuoto? Mi ha molto colpito la lettera di uno degli utenti hackerati, che sta rimbalzando su tutti i blog americani, una donna che pur sentendo evidentemente la medesima vergogna di quelli che si sono suicidati ha deciso di espiare in un modo diverso, in una sorta di ideale richiesta di perdono al mondo intero. In questa lettera la scrittrice fa leva sull’empatia, raccontando il dramma della sua situazione esistenziale e del suo matrimonio fallito, più o meno come se dicesse in fondo: non sono tanto da biasimare dopotutto, chi non avrebbe fatto la stessa cosa? Mi colpisce quella lettera per due ragioni: la donna attribuisce il fallimento coniugale alla mancanza di rapporti sessuali dovuta alla malattia del marito, senza rendersi conto che le vere ragioni sono altrove, in una incapacità di condivisione profonda, dell’anima, con il marito. Conseguentemente ciò che cercava nelle relazioni extraconiugali era proprio quel contatto fisico di cui sentiva la mancanza, senza rendersi conto che quello era un sintomo e non la malattia. Non è l’astinenza dal sesso a uccidere le persone, ma la mancanza d’amore sono quindi persuaso che la sola salvezza possibile è la Comunità. Anche in questo senso vale l’adagio patristico extra ecclesia nulla salus, perché l’uomo non può salvarsi da sé, la salvezza sempre ci giunge da un altro, da una relazione, e quindi ultimamente da una chiesa. Dove erano gli amici di questa gente? Perché non avevano nessuno a cui confidare il loro dolore e la loro pena? In questo modo connesso, dove tutti sono fintamente amici su Facebook, il vangelo dell’amicizia è la nuova frontiera della Chiesa: dobbiamo diventare annunciatori e profeti dell’amicizia se vogliamo salvare il mondo.
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4 commenti

Archiviato in Attualità, Etica & morale

4 risposte a “Virtuale? (In margine alla storia di Ashley Madison)

  1. Martina

    Mi mancavano molto gli articoli della fontana… Bentornato! Rimango molto a pensare su quella frase: “dov’erano gli amici…?” perchè è una domanda che ci tocca davvero tutti.

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  2. Luca Zacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Dal blog del fratello e amico Fabio.

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  3. Ci sono gli amici su facebook e gli amici reali. Ma qual è la vera amicizia? Sicuramente quella che non ti fa vivere la solitudine e nemmeno precipitare in situazioni imbarazzanti, reali o virtuali che siano.
    Ecco cosa bisognerebbe spiegare per bene a tutti quelli che frequentano i social network. Così come dovrebbe essere ben spiegato che dietro ad ogni virtualità c’è una persona reale che pigia i tasti di un pc. Quella è la vera anima in ricerca di senso. E noi cristiani dovremmo darci da fare, sia realmente che virtualmente!

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  4. Provo ad immaginare cosa direbbe Chesterton dalla sua poltrona di cuoio rosso accanto al caminetto, avvolto dal fumo del suo sigaro, in compagnia di una tazza di tè, biscottini allo zenzero e dolci al rabarbaro.
    Probabilmente direbbe che, come nelle favole, spesso la serenità dipende dal non fare una certa cosa: non mangiare la mela, non fare il cretino/a, non giocare con il fuoco e con il cristallo dei sentimenti. Certo, non è sempre facile, ma se ci sforzassimo di essere un po’ meno autoreferenziali, (smettendola di sentirci legittimati a fare la prima cosa che ci passa per la testa) e ci mettessimo nei panni degli altri forse tanti disastri si potrebbero evitare.

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