Perché in piazza

IMG_0325Io e don Mauro Leonardi siamo intimi amici, ed abbiamo opinioni diverse riguardo al Family Day del 30 Gennaio. Don Mauro però è stato così gentile da chiedermi una lettera da poter pubblicare sul suo blog dove spiego le ragioni per cui secondo me questa manifestazione è necessaria ed è un dovere andarci. La ripubblico anche in questa sede.

Caro don Mauro, mi hai chiesto di scrivere una lettera da poter pubblicare sul tuo blog per spiegare le ragioni della mia adesione al Family Day del 30 gennaio, adesione purtroppo solo virtuale visto che sono bloccato a letto con una gamba ingessata. So che io e te la pensiamo diversamente su questo punto specifico e va decisamente a tuo onore quindi il fatto di dare spazio alla mia opinione, anche se premetto che date le mie attuali condizioni non seguirò un eventuale dibattito che ne scaturisca. Trovo molto bella la testimonianza di affetto e stima reciproca che sa andare oltre un singolo punto di dissenso, ben altre e ben più profonde sono le cose che ci uniscono! Questa è davvero l’immagine della Chiesa dove vige la legge dell’unità nelle cose necessarie, della libertà in quelle opinabili e della carità su tutte.

Detto questo entro nel merito: perché andare il 30 Gennaio al Circo Massimo?

L’art. 5 del DdL Cirinnà, se approvato nella sua attuale formulazione, consentirebbe “ladozione -da parte del partner dello stesso sesso- del figlio biologico dellaltro partner” anche nei casi in cui il bambino sia nato grazie al ricorso a procedure di maternità surrogata e di fecondazione eterologa, codificando il diritto di adottare un bambino che è stato reso intenzionalmente “orfano” di uno dei due genitori, e per lesattezza del genitore “donatore” o “surrogante”, da parte di chi ha coscientemente fatto ricorso a una procedura di filiazione che porta alla espulsione, dalla vita del concepito, del genitore biologico (il quale dovrebbe poi essere “surrogato” dal partner dellaltro genitore biologico che ha fatto ricorso a detta procedura), il tutto in un contesto in cui, a fronte della vuota formula ideologica di “genitorialità intenzionale”, si vuole in realtà far passare il principio più brutale, ma aderente ai fatti, di “orfanizzazione intenzionale”.

E questo in barba al sesto principio della carta internazionale dei diritti del fanciullo, che così recita: “salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non può essere separato dalla madre”. Ovviamente infatti non esiste alcun diritto ad avere dei figli, perché i figli non sono cose di cui disporre a piacimento, esiste invece il diritto del bambino a non essere separato dai suoi genitori naturali.

Questa è la linea del Piave che lideologia del postumano intende sfondare: introdurre il principio che il rapporto di genitorialità, grazie alla Tecnica e alle possibilità economiche di chi vi ricorre, non presuppone genitori di sesso diverso, nè un legame genetico, essendo sufficiente lintenzione di essere “genitore” (sic) di un “figlio”. Capisci di che stravolgimento culturale stiamo parlando? La cosa più carnale e viscerale che ci sia, cioè il rapporto padre/figlio o madre/figlio verrebbe ridotto ad uno stato mentale, cioè a quello dell’intenzione. E poiché le intenzioni sono labili cosa garantirebbe la permanenza di questo legame? E la cronaca infatti, nei pochi mesi in cui questa pratica oscena dell’utero in affitto è venuta alla luce, ci ha già mostrato più di un caso di bambini rispediti “alla fabbrica” in base alla logica strettamente commerciale del “soddisfatti o rimborsati “. Chi un domani oserà parlare a questi bambini di amore incondizionato? Come educarli al disinteresse o alla generosità?

In altre parole, quindi, non penso affatto che la posta in gioco con questa proposta di legge sia la regolamentazione dello status delle coppie di fatto. Credo anzi che questo sia un false flag agitato a bella posta, come arma di distrazione di massa, visto che l’ordinamento italiano prevede di già l’istituto del contratto di convivenza che dà accesso a numerosi diritti come l’assistenza sanitaria del convivente, anche se omosessuale, la possibilità di visitarlo in carcere o la possibilità di ereditare. Si può eventualmente trattare sull’aggiungere ancora qualcosa alle possibilità offerte dal patto di convivenza senza però andare a inventare nuove figure giuridiche che finirebbero inevitabilmente con lo svalutare il matrimonio.

Ci sono in particolare due limiti che mi sembrano invalicabili, ed entrambi vengono stracciati dal DDL Cirinnà, che sono: 1) la possibilità di adottare, perché seguendo Freud e più di un secolo di psicologia clinica sono persuaso che l’uomo conosce se stesso confrontandosi con la polarità sessuale dei genitori, e 2) la reversibilità della pensione, che ha il suo fondamento giuridico nella tutela della prole. È evidente infatti che data la crisi dell’istituto pensionistico, offrire questa possibilità a coppie per definizione sterili andrebbe a ledere il diritto delle coppie con figli. Entrambi i punti dunque riguardano i figli, come è logico, visto che ciò che caratterizza il matrimonio (lo dice la parola stessa) è il sostegno alla “mater” cioè alla prole.

Per questo insieme di ragioni, niente affatto confessionali come vedi, ma del tutto razionali, considero questo DDL una vera porcheria, la questione è: come opporsi? Di fronte a questo, cioè di fronte alla possibilità, per me mostruosa, di vedere un bambino separato dalla sua mamma per soddisfare le ansie di paternità/ maternità di qualche ricco europeo, io non posso infatti restare indifferente, me lo vieta la mia coscienza. E poiché siamo in democrazia una legge la si contrasta con gli strumenti democratici a nostra disposizione, tanto più che ben pochi in parlamento sono quelli che si oppongono senza se e senza ma, tra i quali ovviamente c’è la manifestazione in piazza. Sono necessarie anche le “battaglie culturali”, è necessaria anche la testimonianza, e certo non ci tireremo indietro su quel campo, ma adesso la priorità è fermare l’itinerario di una legge iniqua e disumana.

Sono convinto anche io che non sarà una manifestazione a risolvere i problemi delle famiglie, il bonus fiscale ad esempio aiuterebbe assai di più, ma “queste cose bisogna fare senza trascurare quelle”. L’obbiettivo della manifestazione peraltro è assai circoscritto e preciso: fermare l’itinerario di un DDL che, al di là delle parole dei proponenti, danneggia oggettivamente i bambini. I problemi delle famiglie andranno affrontati in altre sedi e con altri linguaggi, d’accordissimo, ma intanto mi rifiuto di assistere passivo ad un ennesimo sfruttamento dei bambini, camuffato per di più in salsa umanitaria (e chi lo fa mente sapendo di mentire, visto che sa benissimo che in Italia, già adesso, per ogni bambino adottabile ci sono dieci famiglie richiedenti).

Mi scuso se mi sono accalorato un po’, ma non si può parlare di bambini in maniera neutrale, e ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di spiegarmi.

Don Fabio

22 commenti

Archiviato in Attualità, De oves et boves

22 risposte a “Perché in piazza

  1. Pingback: Perché in piazza | "Noverim me, noverim Te."

  2. L’ha ribloggato su paolabellettie ha commentato:
    La fatica virile della chiarezza. Siamo virili nella difesa della verità sui fronti diversi dove possiamo e dobbiamo agire. Ora è anche il momento della piazza. Andiamo a Roma!

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  3. Martina

    Grazie. Guarisci presto… una preghiera speciale per te.

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  4. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Condivido quanto scrive Fabio parola per parola, no, di più, lettera per lettera!

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  5. Don Fabio, auguri di pronta guarigione. Se Dio vuole io il 30 ci sarò, con mamma, fratelli e nipote.

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  6. 61angeloextralarge

    Grazie, Don Fabio! Divulgo questa lettera e prego per la tua guarigione!

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  7. Ovviamente condivido e sottoscrivo

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  8. fra' Centanni

    Scusi don Fabio, chiedo scusa a tutti ma avrei una domanda. Il problema sarebbe solo quello dei figli? E se, supponiamo, la stepchild adoption fosse stralciata, per il resto non avremmo niente da ridire noi cattolici? Se fosse dato pubblico riconoscimento alle “unioni civili” e quindi anche alle unioni omosessuali, pur senza adozione, non avremmo niente da ridire?

    Io credo che “l’unione omosessuale” sia intrinsecamente sbagliata, cattiva, perversa; per questo motivo non dovrebbe in nessun caso essere pubblicamente riconosciuta.

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    • Io credo che non si può vietare il peccato per legge.
      Mentre sono visceralmente contrario all’estensione alle coppie omosessuali della possibilità di adottare (e a maggior ragione nella forma stepchild) e per conseguenza mi oppongo a qualsiasi proposta che equipari le unioni omosessuali al matrimonio che deve il suo favore giuridico non all’Unione affettiva, ma alla tutela della prole, d’altra parte ritengo che lo stato debba prendere atto del fatto che le coppie omosessuali esistono e che quindi ne va regolamentata la forma, sebbene certamente questa non è in alcun modo l’emergenza sociale che vogliono farci credere.
      Come ho scritto nella lettera oggi una coppia omosessuale ha già molti diritti, si potrebbero accorpare insieme in un’unica legge quadro, aggiungendone semmai ancora qualcuno (che onestamente su due piedi non so immaginare), purché siano lasciati fuori i bambini

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      • Attenzione comunque al trabocchetto…

        Se l’impianto Cirinnà passasse anche stralciato della questione adozioni, sarebbe una vittoria di Pirro.
        Per come è formulato tutto l’impianto del DDL, nei precisi termini e quindi nella sostanza, le unioni omosessuali, verrebbero DI FATTO equiparate la Matrimonio, sarà quindi semplicissimo e rapidissimo il passaggio rivolgendosi agli organi di “giustizia”, che oggi più che mai in varie occasioni si sovrappongono e di fatto sostituiscono quelli legislativi, per veder riconosciute istanze che NON troverebbero motivo di NON essere accolte proprio per la sostanziale equiparazione.

        Quindi ogni riconoscimento o aggiunta di “diritti” (??) che in qualche modo avvicini sempre di più alla equiparazione non avrebbe altra conseguenza che l’aprire la porta alla adozione.
        Quale tipo e quale forma poi avrebbe poca importanza, se da principio fosse solo quella attraverso i canali “tradizionali”, domani sarà inevitabilmente attraverso uteri in affitto, o in prestito o in usocapione o “donati” (sic).

        Consentitemi il paragone, ma sebbene non si possa permettere per legge di ammalarsi, consentire (per legge o meno) che elementi patogeni vengano continuamente inseriti in un corpo, neppure tanto sano in realtà, è il modo sicuro per vederlo morire in brevissimo tempo (questo vale per qualunque argomento come in primis, per OGNUNO di noi riguardo il peccato).

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      • Lidia

        Ciao don Fabio, spero che tu stia meglio!
        A me lascia un attimo in dubbio il fatto ceh tu parli sempre di “coppie” omosessuali. Ma queste coppie hanno anche figli (penso anche tu ne conosca): e di questi figli, che ne facciamo?
        La stepchild adoption di per sé non sempre è sbagliata, credo: se una persona ha un figlio da un’unione precedente, il cui padre/madre biologico (e si suppone legale) è morto/ha rinuciato ai diritti genitoriali / è sconosciuto, allora il partner che cresce il bambino ha il diritto di adottarlo. IL ragionamento fila perfettamente nelle coppie eterosessuali sposate (ci sogneremmo forse di negare la “stepchild adoption” a secondi mariti di madri vedove? No), fila anche nelle coppie eterosessuali non sposate ma conviventi che usufrirebbero della Cirinnà.
        Per le coppie omosessuali, io capisco che a noi non piaccia, ma sta di fatto che tali casi esistono; e probabilmente il bambino Luigi vede il compagno Mario del padre Alberto, con cui è cresciuto fin da quando aveva tre anni, come “famiglia” ben più di quanto veda un eventuale tutore dato dal tribunale qualora Alberto venisse a mancare.
        Casi come questo esistono, e francamente non capisco come possiamo lasciare questi bambini in un limbo legale.
        Diversa è la situazione di coppie che hanno figli con l’utero in affitto o con l’inseminazione artificiale eterologa. Queste sono pratiche che io vieterei in tutti i Paesi, e che io sappia sono vietate anche in Italia; purtroppo la gente lo fa lo stesso perché all’estero è legale . Due mie amiche lesbiche, sposate, andranno prossimamente in Danimarca per l’inseminazione eterologa, Cirinnà o non Cirinnà. Una volta che i loro bambini nasceranno – possiamo fare finta di niente e dire “cavoli vostri, siete due egoiste e se la madre biologica muore è giusto che il bimbo venga affidato a estranei/ nonni”. Oppuire possiamo fare sì che Dalia possa adottare legalmente il figlio di Chiara. Io non sono d’accordo; ma non vedo come il mio dire a Dalia “cara, tu non sarai mai per il figlio di Chiara che un’estranea” aiuti la giustizia, la serenità del figlio di Chiara e via dicendo.
        Forse, l’unico modo realistico per bloccare inseminazione eterologa e utero in affitto sia aprire l’adozione di bambini già nati a coppie omosessuali. A questo punto sarebbe facile tappare la bocca a chi il bimbo lo vuole comprare, o generare senza un rapporto sessuale: si potrebbe facilmente rispondere loro che ci sono milioni di bimbi che aspettano l’adozione (e io lo dico già anche a coppie eterosessuali sterili, sia ben chiaro!).
        Ma l’adozione neanche va bene… Lo capisco: ma allora, qual è la soluzione? Dalia e Chiara in Danimarca ci vanno comunque; il loro figlio sarà figlio solo di una e se le succede qualcosa…boh.
        Io capisco bene che situazioni del genere non ci dovrebbero neanche essere, ma siccome CI SONO che si fa?
        Riconoscere che non solo le coppie omosessuali, ma anche le famiglie omogenitoriali esistono è il punto di partenza. Che facciamo con queste famiglie? Questo è il mio grande dubbio.
        Senza rifugiarsi dietro a “eh ma finché le vietiamo per legge la gente smetterà di farlo, o almeno lo farà senza il beneplacito della legge”. Non so – forse questo discorso fila, forse finché è illegale possiamo sperare che la gente smetta di praticare l’utero in affitto o l’eterologa; ma non sono certa del risultato.

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        • @Lidia, brevemente per questioni di tempo…

          Come spesso accade basterebbe informarsi bene prima e soprattutto prima di sollevare i soliti casi pietosi che si realizzano in bassissima minoranza di casi.

          La Cassazione ha infatti riconosciuto che:
          La continuità affettiva prescinde dal vincolo di sangue che lega i parenti.

          Ciò significa che non è affatto impossibile per una persona estranea a vincoli di sangue, ma che possa dimostrare per situazioni oggettive e saldo rapporto affettivo di anni, di assumersi anche di fronte alla legge, gli oneri della cura di un minore che dovesse rimanere orfano di entrambi i genitori biologici.

          Resta poi il fatto che partire con il piede sbagliato (crearsi un figlio in partenza monogenitoriale – “orfano di nascita” potremmo dire) per poi rincorrere o pretendere di sanare una situazione che si è voluta in partenza in qualche modo deficitaria, è quanto meno discutibile se non grottesco.

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          • Lidia

            ciao Bariom, non discuto delle tue obiezioni anche se io avevo impostato il discorso spero con un tono diverso dal tuo.
            I casi pietosi spero siano pochi – nello specifico, alcuni casi pietosi portano nomi di persone che conosco davvero e che non sono “loro”, ma persone con cui sono cresciuta.
            Non voglio dire che ciò cambi la teoria; ma certamente fa un’altra impressione discutere del figlio di una Chiara di cui mi ricordo il primo giorno di scuola e il figlio di un’ipotetica e sconociuta lesbica. Ripeto, le emozioni o come le si voglia chiamare non ci devono comandare; ma credo che l’unico, vero modo per affrontare la questione sia pensare a “quel” bambino e poi in caso dire “Ok, ho capito che per te, bambino X, è meglio non nascere perché saresti già orfano e per te, Chiara, è meglio realizzare il desiderio di maternità in altro modo, per esempio predendoti cura di bimbi in situazioni difficili o all’interno della comunità o che so io”.
            Invece i discorsi sui “figli” e le “coppie omosessuali” in generale mi lasciano abbastanza perplessa; perché mi sanno di idee solo ripetute e mai davvero affrontate personalmente.

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            • Cara Lidia, difficile capire quale sarebbe il mio tono colto da te o il tuo non colto da me, ma continui a sovrapporre due piani che in casi come questo (a mio giudizio) non dovrebbero essere sovrapposti.

              Un conto è trovarsi di fronte ad una situazione di fatto (esempio lesbiche tue amiche ecc, ecc.) situazioni in cui con tutta la lmisericordia possibile è necessario dire la verità – che è anch’essa opera di misericordia – e magari cercare strade che possano ricomporre esigenze e desideri dei cuori, guardando sempre a quale sia la parte più debole (presumendo ci sia la volontà di ricondurre ogni cosa al Bene e non solo si avanzino pretese, magari mascherate da buoni sentimenti e non parlo di te, ma di eventuale coppia omo).

              Altro conto è partire dai singoli casi umani (ce ne sono milioni ed ognuno ha una storia ed altrettante esigenze se non pretese…) per piegare legge o altro (lo si fa continuamente anche con il Vangelo purtroppo) quasi a voler giustificare e approvare l’errore di partenza.

              Se poi il mio dire (che ribadisco) ti fa presumere io parli solo in astratto, non conosca casi o situazioni e non sappia compatire chi come me ha cuore, mente, desideri, ma anche peccati ed errori… situazioni “mai davvero affrontate personalmente”, beh, presumi male 😉

              La conseguenza pratica e concreta di questa sovrapposizione è il cosiddetto continuo spostamento della “finestra di Overton” a cui assisitiamo tutti i giorni in questi tempi, che porta ad considerare come possibile, accettabile, addirittura buono, ciò che era (e in questo caso dovrebbe restare) inconcepibile fino a ieri.

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      • fra' Centanni

        Scusi, don Fabio, se solo oggi le rispondo.

        Non si tratta di vietare il peccato per legge, ci mancherebbe. Si tratta di non dare pubblico riconoscimento a chi non lo vuole o non lo merita. Le “unioni civili” andrebbero a regolare un comportamento che non vuole, oppure non ha, rilevanza pubblica; ma per questi comportamenti basta ed avanza il codice civile, non occorrono altre leggi. E questo vale, naturalmente, sia per le unioni eterosessuali che non vogliono sposarsi, sia per quelle omosessuali, che non possono sposarsi.

        Il fatto che esistano persone che si uniscono in coppia (che siano etero o omo non fa differenza) non è, di per sé, un fatto degno di rilievo pubblico. Lo stato è pronto a riconoscere e tutelare la famiglia che vuole fondarsi sul matrimonio, perché la famiglia è un fatto che ha oggettivamente un grande rilievo pubblico. Coppie che, invece, non possono essere famiglia, come le coppie omosessuali, non devono trovare alcun tipo di riconoscimento nel nostro ordinamento giuridico. Altrimenti dovremmo riconoscere che esistono anche coppie composte da fratello e sorella, oppure madre e figlio che vivono insieme. Perché le coppie omosessuali si e le altre no?

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  9. Lidia

    Ecco Bariom, io francamente non ho mai presunto nulla della tua storia; e se dovessi presumere qualcosa credo che tu conosca coppie omogenitoriali, o omosessuali, o altro, sicuramente più di me, data la differenza d’età (e dunque più esperienza). Il mio tono è che vorrei andare oltre il dibattito pubblico e parlare “privato”. Siamo su un blog, non in Parlamento; non in piazza, e certamente non a Ballarò. Le mie domande e i miei dubbi sono i MIEI dubbi, non sto esponendo la dottrina della Chiesa o della legge naturale, non devo difendere nessuno e non mi interessa affatto avare una risposta “generica” su leggi o link vari a documenti ministeriali (non parlo della tua risposta, ora, ma delle infinite discussioni che leggo sul web). Parlo di persone concrete, io sono una persona concreta. Dato per assodato che la dottrina la sappiamo, a me dubbi restano; mi restano nel cuore situazioni che non so spiegare; parole che non so trovare perché è difficile trovarle!
    Tutto qui. Ed è abbastanza difficile trovare luoghi in cui parlarne serenamente, perché appunto ogni volta si è accusati di spostare ‘sta benedetta finestra, di spalancare le porte a pervertiti di ogni genere, eccetera.
    Forse, sbolliti gli ardori per questa legge, fra qualche anno, potremo parlare di queste situazioni con più calma…

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    • @Lidia, appunto, siamo su un blog…

      Non sarà Ballarò (per fortuna), ma anche se dietro c’è un Don Fabio che lo “gestisce”, è pur sempre un “piazza pubblica”.
      Difficile non avere un pluralità di commenti, anche di segno contrastante. Difficile trovare risposte a casi personalissimi per i quali anche uno stimabile sacerdote comme Don Fabio, avrebbe credo bisogno di ben altri dettagli e approfondimenti (non semplici in uno spazio “pubblico” come un blog). Difficile ciò avere un confronto “privato” o che del privato tratti…
      Se stai in uno spazio pubblico il privato fa fatica a starci 😉

      Credo risposte come quella che cerchi vadano ricercate altrove o tramite altri canali (opinione personale), magari specificando meglio la domanda, che a me un po’ qui sfugge… ma sarà limite mio.
      Se Don Fabio o chi per lui, avrà una risposta più approfondita sul caso specifico, la leggerò anche molto volentieri.

      Ciao.

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  10. Io temo molto l’effetto 194.
    Ai tempi del dibattito sull’aborto le posizioni erano estremizzate quanto quelle di oggi. In parlamento si cercò di attenuare la portata della legge inserendo alcuni articoli a tutela della maternità che nei fatti sono stati semplicemente ignorati.
    Oggi rispetto ai tempi dell’infuocato dibattito referendario sono molti di più quelli che schiettamente considerano l’aborto un omicidio, ma nel frattempo la legge è diventata un totem intoccabile

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    • Lidia

      Ok; ma allora la soluzione è: non si fa nessuna legge, le coppie omosessuali hanno diritti solo privati. Altrimenti ogni legge potrebbe spalancare spiragli verso il matrimonio omosessuale. Però il comitato del Family Day ha detto che non è questo l’obiettivo, che le unioni civili vanno bene, solo la stepchild adoption no. O no? La posizone del FD mi rimane alquanto oscura….
      Comunque, don Fabio, grazie della risposta e si riposi e basta 🙂 Ci tenevo a scriverle perché appunto ha detto sul blog di don Mauro che non può partecipare al dibattito a causa della gamba, e volevo sapesse che ho letto la lettera e ci ho riflettuto!
      Parlando di don Mauro, a proposito, ho letto commenti e diffamazioni vergognose su di lui, fatte anche da frequenti commentatori del blog di Costanza e ovviamente iper-sostenitori del Family Day. Queste sono le cose che mi lasciano davvero basita, e addolorata. Uno prima si lamenta che siamo perseguitati, poi lancia campagne diffamatorie sul web su sacerdoti che come unica colpa non la pensano come loro. Conoscendo don Mauro di persona, poi, che ogni mattina si alza alle 5.10, celebra Messa, confessa per ore, e che non ha mai scritto una riga che fosse contro il Magistero…boh. Mi pare davvero ingiusto.

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