La famiglia zemaniana (Amoris Laetitia cap. 2)

marc-chagall-1

Secondo capitolo della mia guida alla lettura della Amoris Laetitia… enjoy

Se il papa fosse il presidente di una squadra di calcio, sono certo che come allenatore ingaggerebbe Zeman. Come il boemo infatti ha una “filosofia di gioco” totalmente offensiva: non si preoccupa affatto di difendere ed ha una strategia interamente finalizzata “all’attacco”, si potrebbe ben dire che l’allenatore più discusso della storia del calcio ed il papa più discusso della storia recente della Chiesa fanno entrambi giocare la loro squadra “in uscita”.

Come il boemo il Santo Padre pretende dai suoi un rigoroso giuoco di squadra e una formidabile preparazione atletica (santità personale, nel caso della squadra del Papa) ed entrambi devono subire accanite resistenze e piccole e grandi ribellioni nello spogliatoio. È una filosofia di vita, uno stile che probabilmente non fa vincere i campionati, ma fa innamorare i tifosi. E se per una squadra di calcio vincere il campionato è tutto, l’obbiettivo della Chiesa non può che essere quello di conquistare le anime, ovvero innamorare i tifosi.

Mi è venuto in mente questo parallelismo leggendo il secondo capitolo della AL, dedicato alle sfide che il nostro tempo pone alla famiglia. Non a caso il papa usa la parola sfida e non la parola minaccia (“Le realtà che ci preoccupano sono sfide. Non cadiamo nella trappola di esaurirci in lamenti autodifensivi, invece di suscitare una creatività missionaria” – AL 57). Egli parte da una affermazione di fede incrollabile: la famiglia è una istituzione divina, voluta direttamente dal Creatore, ed in quanto tale non può seriamente essere minacciata. Proprio perché è radicalmente scritto nell’essenza stessa dell’uomo, il bisogno di famiglia resta insopprimibile nel suo cuore e non può esserne sradicato: ci saranno sempre padri e madri, ci saranno sempre uomini e donne innamorati che raccoglieranno l’invito del Creatore a collaborare con Lui nella generazione della vita, per questo vanno decisamente ridimensionati certi toni apocalittici che non fanno che creare una “sindrome di Fort Apache”, che è l’esatto contrario della Chiesa “in uscita” auspicata del resto anche dai suoi predecessori (o non è Giovanni Paolo II che ha coniato l’espressione “Nuova Evangelizzazione”? Non è Benedetto XVI che ha insistito tanto sulla necessità di rievangelizzare l’Europa?).

Tutta la logica zemaniana del Papa è espressa in questo paragrafo: “Non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro” (AL 35).

E ancora: “Molte volte abbiamo agito con atteggiamento difensivo e sprechiamo le energie pastorali moltiplicando gli attacchi al mondo decadente con poca capacità propositiva per indicar strade di felicità” (AL 38)

Evidentemente però il nostro è un tempo problematico, essere padre e madre è davvero difficile, sia nel senso di una difficoltà pratica crescente, posta da una società sempre più individualista, sia per una domanda di senso che turba i cuori. Dobbiamo anche fare una seria autocritica, se infatti il senso del matrimonio è oggi eclissato nel cuore di tante coppie cristiane è in parte anche colpa nostra, intendo di noi pastori, che troppo spesso abbiamo presentato la dottrina cristiana sull’amore e sul matrimonio in un modo tale che ha di fatto “aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo”. Oscillando tra l’idealismo e il moralismo non abbiamo reso il matrimonio “più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario” (Cfr. AL 36). Al contrario “Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio” (AL 40). Le problematiche della famiglia sono quindi, in ultima analisi, un caso specifico, per quanto vistoso, di un problema più vasto: la generale mancanza di umanità, l’eclisse del senso, che caratterizza il nostro tempo.

Segue una lunga analisi delle maggiori criticità di fronte a cui oggi si trova l’istituzione familiare, che non si discosta di molto da quello che la Santa Sede ha sempre detto, anche se ci sono una paio di “new entry”, come l’attenzione dedicata al fenomeno delle migrazioni che “appaiono particolarmente drammatiche e devastanti per le famiglie” (AL 46) e un discorso analogo si potrebbe fare guardando all’Europa, che attraverso i meccanismi della precarietà e della mobilità del lavoro sottopone le famiglie a stress simili.

Nella lunga analisi della situazione però colpisce lo sforzo continuo del Santo Padre di sottolineare il positivo, egli non si limita mai a una pura denuncia del male, ma al contrario valorizza i semi di bene già presenti, indica vie di soluzione, possibilità alternative… è evidentemente preoccupato più di suscitare processi virtuosi che di compattare la Chiesa dietro una trincea.

Così ad esempio c’è un giudizio carico di simpatia sul movimento femminista, sebbene si affermi chiaramente che alcune sue forme “non possiamo considerare adeguate” (AL 54), ed al tempo stesso si sottolinea come decisivo il recupero della figura paterna (AL 55). Non è cerchiobottismo questo, ma evidentemente l’indicazione di un femminismo da declinare non in forma antimaschile. Per quanto riguarda le questioni legate al gender e all’omosessualità questo sguardo di simpatia si declina innanzitutto nell’affermazione chiara della verità creaturale dell’uomo: “Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà (sesso e generazione). Non cadiamo nel peccato di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono” (AL 56). Non è infatti vera simpatia né benevolenza permettere a qualcuno di distruggere se stesso, rifiutando la propria realtà, e ancor meno lo sarebbe accettare che questo rifiuto della realtà creaturale si coniugasse come ideologia, arrivando fino a coinvolgere l’educazione dei bambini.

Le mille difficoltà che avverte chi cerca di costruire una famiglia sono quindi da interpretare non come minacce, ma come “un invito a liberare in noi le energie della speranza, traducendole in sogni profetici, azioni trasformatrici e immaginazione della Carità” (AL 57). Come questo si possa tradurre in azioni concrete sarà l’argomento dei capitoli successivi.marc-chagall-1

Annunci

7 commenti

Archiviato in Attualità, Spiritualità

7 risposte a “La famiglia zemaniana (Amoris Laetitia cap. 2)

  1. fra' Centanni

    Non mi intendo di calcio ma, in generale, quando la situazione si fa critica, è meglio organizzare una difesa e limitare i danni in attesa di tempi migliori, piuttosto che rischiare il massacro. E’ vero, un attacco in condizioni di inferiorità può suscitare l’entusiasmo dei tifosi, ma la domanda vera è: c’è ancora qualcuno che tifa per la chiesa, oggi? A parte Scalfari, la Bonino e compagni vari di merende voglio dire…

    Il santo padre pretende dai suoi un bel gioco di squadra sostenuto da una rigorosa preparazione atletica: ma dov’è tutta questa preparazione che i preti ed i fedeli dovrebbero avere? Io vedo tanto pressappochismo, tanta superficialità, tanta cialtroneria (anche tra i preti); di certo non vedo nessuna preparazione, tantomeno rigorosa. Forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire; prima di uscire fuori, all’attacco, bisognerebbe rifare un attimo il punto della situazione, domandarsi chi siamo, qual è il nostro compito e Chi ci ha dato il mandato. Purtroppo, invece, il santo padre ha deciso di spendersi e di investire su cose che sono lontane mille miglia dalla mia sensibilità e dal mio pensiero. Ecologia, immigrazionismo, povertà come condizione imprescindibile di santità, ecumenismo sconsiderato. Tutte cose sulle quali il papa ha espresso opinioni che sono l’opposto del mio sentire cattolico.

    Ora è uscita questa Amoris Laetitia. Confesso che non l’ho capita. Non capisco cosa di nuovo, rispetto a quello che già era stato detto, aggiunge. Duecentocinquanta pagine… per dire cosa poi? A me ed a mia moglie, che siamo due persone di mezza età, con tre (amatissimi) figli, che non siamo mai stati innamorati né siamo stati travolti dal sacro fuoco della passione, ma che ci siamo semplicemente promessi amore e fedeltà, nella buona e nella cattiva sorte: ebbene, cosa dice a noi Amoris Laetitia? In che modo ci solleva dalla fatica di amarci ogni giorno?

    Non dovrebbe il santo padre, nel suo zelo per i poveri peccatori, avere una parola di incoraggiamento per chi la famiglia la ama davvero e la difende con tutte le sue forze dall’attacco del mondo? A be’, certo, io e mia moglie giochiamo in difesa (della nostra famiglia), dimenticavo che lui vuole solo attaccanti nella sua squadra. Sarà per questo che mi sento come messo in panchina.

    Mi piace

    • @Fra’ Centanni, ciao.

      Io veramente il tu ragionamento non lo capisco… anche prendendo per buono tutte le tue considerazioni su A.L. e sulle ipotetiche intenzioni e visioni da allenatore di squadra (su cui non soncordo…).

      Perché dovresti sentirti sminuito in un “mandato”, in un impegno, una “investitura” che ti viene in primis dal tuo Battesimo?
      Chi ti potrebbe mettere “in panchina” se il tuo priomo allenatore è lo Spirito Santo, se il Capitano (paragone mooolto riduttivo) e Cristo stesso?

      Il Santo Padre doveva spendersi su qualcosa di più vicino alla tua senmsibilità? E chi la detto?
      Sai quante sono le “sensibilità” al mondo? Una per ogni fedele…

      Lo stesso dicasi per quello che vedi o non vedi attorno a te (anche tra i preti). Io potrei dirti che – grazie a Dio – vedo tra giovani e giovanissimi sacerdoti (che sono va da sè la nuova generazione), ma non solo, tantissimo zelo, tantissima prerparazione, tantissima Fede…
      Quindi come la mettiamo?

      Il Cristiano non è (non può essere), né un panchinaro, né triste, né pessimista. Tanto meno in questo Tempo che è Pasqua.

      Mi piace

    • Peraltro, mi sembra che se c’è un argomento su cui il Santo Padre proprio non fa sconti e non si lascia mancare continui riferimenti è proprio l’esigenza della santità da parte del clero, vescovi in primis. Tema questo che ha assolutamente in comune con il suo predecessore (e su cui invece era un po’ carente GPII).

      Mi piace

      • fra' Centanni

        Scusi don Fabio, non ho detto che papa Francesco non sia attento alla santità dei sacerdoti. Ho detto che nella chiesa c’è molta cialtroneria, anche tra i preti. Nonostante papa Francesco. C’è molta cialtroneria da moltissimo tempo, ormai. Questa storia dei preti che davano già la comunione ai divorziati risposati, già da (molto) tempo prima della AL, ecco: questo è un esempio di grande cialtroneria. Per non parlare poi della liturgia, del catechismo fatto coi ritagli di giornale, del pauperismo ormai imperante. Con questa gente abbiamo a che fare. Dove la vede, papa Francesco, questa grande preparazione “atletica” per pretendere di portare la chiesa all’attacco? Con chi vogliamo andare all’attacco, con gente che scambia la fede per un sentimento? Che scambia la miseria per santità? Che propugna il dialogo ad oltranza, anche quando l’uso della forza sarebbe doveroso almeno per proteggere i più deboli? Che si butta nelle opere perché “l’importante è amare”?

        L’importante non è per niente “amare”. L’importante è credere, la fede. Poi l’amore viene di conseguenza, un frutto della fede. E’ la (spaventosa) crisi della fede il grande cancro che oggi minaccia la chiesa. Sono questi, a mio modestissimo avviso, i grandi fondamentali da cui oggi la chiesa dovrebbe ripartire: preghiera, santa messa, confessione, eucarestia, adorazione. Pregano, oggi, i cristiani? Tutti i giorni? Come una volta? Vanno alla santa messa, se non tutti i giorni, almeno tutte le feste di precetto? Si confessano, oggi i cristiani? Sono consapevoli, quando fanno la comunione, che mangiano del Corpo di Cristo? Sanno che bisogna essere in stato di grazia per poterlo fare? Sanno che cosa significa essere in stato di grazia? Sanno mettersi in ginocchio di fronte al Signore? Sanno pregare un’ora sola con Lui?

        Prima di andare all’attacco…

        Mi piace

        • All’attacco de che?

          Poi tu potrei avere tutte le idee che ti pare sulle priorità, ma la Scrittura ci insegna che ciò che resta sarà la Carità, non la Fede e nella Santa Messa il sacerdote recita “… rendila perfetta (la Chiesa) nell’amore” non nella Fede.

          Certo un amore o un amare che può essere ingannevole, deve essere correttamente illuminato e indirizzato dalla Fede (forse a questo ti riferisci.

          Quanto al tuo elenco di domande, c’è da presumere da come le poni, che la tua risposta sia quanto meno dubbia, se non negativa…
          Di quale osservatorio privilegiato ti puoi fregiare per fare simili affermazioni? Addirittura rivolte a TUTTI i Cristiani tout court…

          Di nuovo si può presumere, visto che sembra tu ti “tolga dal mazzo”, in te queste lacune non siano mai presenti… allora abbiamo speranza. Saremo salvati dalla presenza di quei pochi giusti…
          Tu riesci tutti i giorni a pregare un’ora sola con Lui (precetto peraltro scritto da nessuna parte)? Complimenti… ti invidio. E da quell’ora giornaliera trai le conclusioni che hai espresso?
          E chi quell’ora proprio non la trova? Penso a tante madri che per accudire i figli (e il marito) non hanno neppure 1/4 d’ora per loro…

          Mi piace

  2. fra' Centanni

    Proprio quello che dico anch’io: “All’attacco de che?” Con questa chiesa ci va già di lusso se riusciremo a trasmettere la fede ai nostri figli.

    Ma pensiamo alla salute…

    Mi piace

    • Cosa che è preciso compito e obbligo dei genitori in primis, anche dovessimo trovarci un situazione di Chiesa completamente assente (penso a situazioni geografico-pratiche, più che “morali”).

      Pensiamo quindi alla salute … dello spirito nostro e dei nostri figli 😉

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...