Introduzione 1: Come nasce questo lavoro

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Come molti di voi già sanno, il 20 Ottobre sarà in libreria il mio nuovo lavoro: una lunga meditazione basata sul cantico dei Cantici per scoprire la profonda correlazione che esiste tra l’eros e la preghiera.

Nel tentativo di ingolosirvi e incuriosirvi ho pensato di pubblicare qui sul blog l’introduzione e siccome è molto lunga la dividerò in quattro parti.

«O Amore, da cui prende nome ogni amore, apri a noi il tuo santo Cantico; rivelaci il mistero del tuo bacio e l’ispirazione del tuo sussurro, con cui canti nel cuore dei tuoi figli la tua forza e le gioie della tua dolcezza». (Guglielmo di St. Thierry)

Il Cantico dei Cantici è un po’ il Santo Graal di ogni biblista: tra tutte le «partiture» che la Bibbia propone, è la più impervia e difficile da suonare, non tanto perché presenti particolari difficoltà testuali o di comprensione, ma perché coinvolge il lettore più di ogni altro libro biblico. Per interpretare queste pagine bisogna passare tra Scilla e Cariddi: evitare sia una lettura troppo allegorica, platoneggiante, che non darebbe conto della travolgente sensualità, quasi direi della «carnalità» del testo, sia una lettura sdolcinata e zuccherosa, che alimenterebbe il sentimento senza dare però sostanza alla vita interiore, bruciando come un fuoco di paglia che non riscalda e non illumina. Il Cantico ci mette in contatto contemporaneamente con la nostra umanità più terrestre e con i vertici più alti del misticismo e bisogna saper suonare tutta la tastiera dell’anima, con la sua alternanza di tasti bianchi e neri, per estrarne la ricchezza.

Formalmente il Cantico si presenta come una raccolta di componimenti poetici di varia lunghezza, senza continuità narrativa, ma sotto una medesima unità tematica e con una struttura semplice e costante: ci sono due protagonisti, un uomo e una donna, che chiameremo Sposo e Sposa, anche se nel testo non si fa alcun accenno alle nozze, e un coro che interpreta di volta in volta diversi personaggi (le amiche di lei, gli amici di lui, le donne di Gerusalemme eccetera). Nel loro intrecciarsi queste tre voci celebrano sostanzialmente sempre la stessa cosa: l’amore, inteso nel senso più erotico e naturale del termine.

Insomma, ci troviamo di fronte a una raccolta di poesia erotica. Di altissima qualità letteraria aggiungerei. Eppure, nonostante che in tutto il testo Dio non sia mai nominato se non una sola volta e con un senso per nulla religioso, quasi da subito sia la Sinagoga sia la Chiesa hanno interpretato queste pagine in senso metaforico o allegorico, come una allusione all’incontro tra Dio e l’uomo nella preghiera. Il commentatore non può scivolare su questa interpretazione come se non esistesse: ogni testo infatti, e più di tutti un testo biblico, vive molto più nella storia della sua interpretazione che nel suo significato letterale. Così, anziché tentare di rimuoverla, come fanno alcuni esegeti moderni, ho messo la comprensione ecclesiale e mistica del Cantico al centro della mia lettura, partendo dalla fine per così dire, ovvero dando per già acquisito tutto il lavoro filologico ed esegetico, che ovviamente rimane sempre necessario.

Tra gli esegeti moderni forse nessuno come Luis Alonso Schökel ha saputo penetrare il mistero nuziale dell’amore di Dio, e queste pagine sono innanzitutto un devoto omaggio al maestro che tanto mi ha aiutato a pregare. Mi sono servito prevalentemente della traduzione di Bruna Costacurta (la si può leggere nel volume di L. Alonso Schökel Il Cantico dei Cantici. La dignità dell’amore, pubblicato nel 1990 da Piemme), perché non ha senso rifare un lavoro così ben fatto e perché, così mi pare, ci vuole una sensibilità femminile per afferrare tutte le sfumature del Cantico.

Non amo commentare la poesia: mi sembra che il suo compito sia quello di parlare all’inconscio più che all’intelligenza e così ogni commento finisce inevitabilmente con il diventare una parafrasi e uccide la bellezza dei versi; ho preferito invece tracciare sei sentieri, offrire sei chiavi di lettura attraverso cui entrare nel testo, nel tentativo di aiutare il lettore a far sue le parole del Cantico, a viverle più che a cercare di capirle, il che ovviamente presuppone un lavoro personale da parte di chi legge, perché entri in rapporto direttamente con il testo. Sei vie, ma un’unica meta: la scoperta dell’eros di Dio, per integrare la dimensione erotica, inevitabilmente predominante nell’uomo naturale, in quella mistica.

Al termine di ogni meditazione propongo una piccola antologia di pagine tratte dalla grande Tradizione della Chiesa. Lo faccio per due ragioni, innanzitutto perché questo non è uno studio scientifico e quindi non ho voluto appesantire le meditazioni con un eccesso di citazioni e poi per offrire al lettore la possibilità di fare un lavoro personale su queste sei vie, mostrando che in realtà sono tutt’altro che estranee a quello che da sempre è il cuore della spiritualità cristiana. Per questa ragione ho scelto testi sia dalla tradizione orientale sia da quella latina, pagine dei Padri, dei monaci medioevali o dei grandi mistici dell’età barocca, fino ai nostri contemporanei e perfino a testi del magistero, proprio per mostrare come la dimensione erotica della preghiera è sempre stata patrimonio della Chiesa universale.

Poiché i sei sentieri convergono verso un’unica vetta, è inevitabile che ci sia una certa circolarità tra le meditazioni, certi argomenti ritornano spesso, a volte quasi con le stesse parole, da una meditazione all’altra. Penso che sia necessario, non ho voluto infatti scrivere un trattato di teologia spirituale, ma dei percorsi esistenziali, basati sulla mia concreta esperienza di preghiera, e quindi mi sono curato poco di esporre il mio pensiero in maniera ordinata o strutturata. Del resto anche nella ripetizione c’è un gusto, come ben sa chi non si stanca mai di sentirsi dire «ti amo» dalla donna amata.

L’occasione in cui queste meditazioni sono nate è stata un corso di esercizi spirituali dettato a un gruppo di giovani consacrate, le Apostole della Vita Interiore, nel maggio del 2013. Insieme ci siamo avventurati lungo questi sentieri e abbiamo usato queste chiavi per aprire il forziere dell’Amore. Il loro ascolto appassionato e la loro intelligente curiosità hanno contribuito in maniera essenziale a tracciare questi percorsi. Questo lavoro comune ha gettato le basi di una indissolubile amicizia spirituale che dura nel tempo, e ha creato in quei giorni una «comunità di ascolto» che ci ha aiutato a rimettere insieme le due anime dell’uomo, che continuamente si intrecciano nel canto, in una sorta di duetto, manifestando come la polarità maschile/femminile giunga fino alle radici stesse della preghiera, per scoprire la passione infinita con cui siamo amati ed entrare insieme nel mistero dell’amore, forza divinizzante, trasformante, unificante.

Come maschio devo confessare che invidio un po’ le consacrate che mi hanno accompagnato in questa esplorazione, perché per recepire questa caratteristica dell’amore divino devo «farmi donna», secondo la fortunata espressione di Meister Eckhart, e quindi devo fare un passaggio in più, un esercizio mentale difficile, rispetto a loro che, come donne, hanno la femminilità scritta nella stessa carne.

Per questo ho scritto questo libro sentendomi in un dialogo costante con te che leggi: il tentativo è di ricostituire, io e te, una piccola «comunità in ascolto», e per questo ti immagino donna, perché io stesso cerco di sentirmi donna, perché insieme cerchiamo lo Sposo. Scopriremo così insieme, almeno lo spero, che l’amore per Dio e quello per il prossimo sono in realtà un unico amore, ubbidiscono alle stesse regole, seguono la stessa logica. Cantando con la Sposa la bellezza dell’amore vogliamo a nostra volta imparare ad amare. Confessiamolo: siamo ancora novizi in un mistero di cui nessuno può dirsi esperto, ci conceda il Signore di mettere a servizio dell’amore ogni fibra del nostro essere, senza nulla negare di noi stessi, ma tutto orientando al dono e alla bellezza.

Sia ben chiaro che tra queste pagine è nascosto anche un pericolo e chi entrasse in questa avventura con un’umanità ancora ferita e un’affettività non pacificata correrebbe il rischio di scivolare, di restare destabilizzato, perché la lettura andrebbe inevitabilmente a risvegliare i sensi, a pizzicare corde profondissime che potrebbero suonare nel cuore melodie sconosciute finora, rischiando così di perdere equilibrio e saggezza. Per questo san Bernardo raccomandava ai monaci di non contemplare il Cantico senza prima aver meditato Qoelet e Proverbi, cioè senza aver appreso, come egli stesso dice, «misura e disciplina».

C’è anche la concreta possibilità di provare una sorta di irritazione, fino al rifiuto, di fronte a queste meditazioni. È una forma di difesa, perché riflettere sull’amore significa inevitabilmente mettersi in gioco fino in fondo, fino alle fibre più intime.

Se una di queste due cose dovesse accadere, ti esorto a mettere questo libro da parte e farti accompagnare nella lettura dal confronto con un padre spirituale, per non rischiare di sciupare la bellezza che abbiamo tra le mani. Vale tuttavia la pena di correre qualche rischio e avventurarsi tra queste pagine: nessuno ha vissuto davvero finché non si è iscritto a questa appassionante battuta di caccia che è la ricerca dell’amore.

 

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7 commenti

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7 risposte a “Introduzione 1: Come nasce questo lavoro

  1. Io adoro il commento di San Bernardo: il dialogo per eccellenza tra Dio e l’anima.

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  2. “Sia ben chiaro che tra queste pagine è nascosto anche un pericolo e chi entrasse in questa avventura con un’umanità ancora ferita e un’affettività non pacificata correrebbe il rischio di scivolare, di restare destabilizzato, perché la lettura andrebbe inevitabilmente a risvegliare i sensi, a pizzicare corde profondissime che potrebbero suonare nel cuore melodie sconosciute finora, rischiando così di perdere equilibrio e saggezza.”

    E dici bene Don Fabio, non a caso, il Cantico, non era anticamente “lettura” per tutti (sia tra gli Ebrei che tra i Cristiani)… Era destinato a chi aveva già percorso un bel tragitto nel proprio cammino di conversione. Per chi avendo già incontrato, conosciuto, fatto esperienza dell’Amore di Dio, volesse “inoltrarsi nelle stanze dello Sposo” per iniziare a gustare un rapporto via via sempre più intimo, in una vera e propria ascesi mistica, in una unione sempre più totalizzante dove Eros e Agape divengono inscindibili (e per certi versi indistinguibili). Perché alla fine il tema è l’Amore di Dio per la Sua Creatura e come da lei sia ricambiato.

    Proprio in questo periodo sto approfondendo la lettura e possibilmente la conoscenza del Cantico dei Cantici nella mia comunità…

    Prezioso quindi potrebbe rivelarsi questo tuo libro Don Fabio, anche perché in generale apprezzo sempre molto il tuo modo di approfondire e meditare su tematiche di vario genere (seppure scrivere su un blog penso sia cosa alquanto diversa…).

    Sul tema, consiglierei anche la lettura di “Cantico dei Cantici” di Suor Elena Bosetti (non so se tu lo hai letto), dottore in teologia biblica, vera innamorata di Cristo e bontà sua, mia carissima amica.

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  3. Pingback: Introduzione 3: Sposo e sposa | La fontana del villaggio

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