Jeeg robot e la pornografia

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È appena uscito in Italia un libro molto interessante di Therese Hargot: “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)” e sull’onda del dibattito suscitato dal saggio della sessuologa belga gli amici del Popolo della Famiglia si sono impegnati in una lodevole battaglia contro la pornografia. A ciascuno il suo, io non faccio il politico, ma il prete, e per diletto mi occupo di letteratura. Non voglio quindi entrare nel merito politico delle posizioni del partito, che pure come cittadino condivido, né riprendere le considerazioni legali ed economiche, pur molto interessanti, di Guido Mastrobuono, ma vorrei comunque offrire un mio contributo partendo da un altro punto di vista.

Recentemente ho scritto un piccolo saggio sull’eros di Dio, mostrando, almeno credo, come in Dio le due categorie dell’eros e dell’agape si intrecciano continuamente tanto da poter dire che l’amore è uno solo e le diverse forme note ai greci sono come diversi versanti di un’unica vetta, diverse vie dell’amore che si ricongiungono quando philia eros ed agape vengono portati alle estreme conseguenze.

Da questo punto di vista, che è quello che mi interessa, la pornografia provoca un danno spaventoso.

Io credo che l’eros sia un dono straordinario che Dio ci ha dato per la nostra salvezza, perché è una forza primordiale che ci costringe a uscire fuori da noi stessi. Quando un adolescente per la prima volta si innamora fa un’esperienza metafisica fondamentale: comprende che non può salvarsi da solo, comprende che la sola cosa che può renderlo felice è l’essere amato, l’entrare in relazione con un altro e questo proprio non può darselo da solo.

Se ancora il bambino può dare per scontato l’amore dei genitori (e in una certa misura è giusto che lo faccia, perché gli serve per acquisire autostima), l’adolescente con i suoi primi turbamenti erotici capisce di essere irrimediabilmente un mendicante d’amore, di essere letteralmente nelle mani di un altro, capisce quindi che la forma fondamentale dell’essere è il dono: noi esistiamo perché siamo donati a noi stessi.

Innestandosi in questo punto esatto dello sviluppo affettivo, la pornografia produce un corto circuito spaventoso. Proprio nel momento in cui dovrebbe aprirsi all’altro, proprio nel momento in cui capisce che deve rischiare il tutto per tutto per conquistare la persona amata, proprio nel momento in cui nasce in lui il coraggio di affrontare la vita ed uscire fuori da sé, la pornografia senza trasgressione offerta da Internet lo ributta indietro. Perché faticare e soffrire, perché rischiare il rifiuto, perché mettersi in discussione e migliorare se posso soddisfare i miei bisogni a costo zero?

Ma in questo modo l’eros si riversa in se stesso anziché sfociare nell’altro, da tensione che mi spinge verso un tu diventa un buco nero in cui l’io si rinchiude e precipita come in un pozzo senza fondo di narcisismo. Anziché costringermi ad incontrare una donna vera, reale, e a confrontarmi con la sua diversità mi offre un surrogato immaginario che in realtà non è altro che la materializzazione di una fantasia e quindi in effetti non offre alcuna relazione, alcun superamento, alcuna crescita, anzi rende impossibile tutto questo, perché quando incontrerò, se mai accadrà, una donna reale anziché aprirmi a lei pretenderò di rapportarmi con lei come mi rapporto con quelle fantasie e proiezioni immaginarie.

Non ho nostalgia di un tempo in cui il sesso era avvolto nei lacci di un moralismo pruriginoso, che spesso rendeva impossibile proprio l’esplorazione dell’altro mondo e del mondo dell’altro, però bisogna riconoscere che se non altro in quel modo era preservato il senso del mistero, che l’adolescente sapeva che accostandosi al corpo della donna si accostava ad un mistero sacro.

Naturalmente l’esaltazione del sacro porta con sé sempre un invito alla profanazione e quindi c’era anche in quel mondo il rischio di indulgere in fantasie di potenza che alla fine dei conti rendevano la donna non meno oggetto, e tuttavia chi faceva questo sapeva di agire male, sapeva che stava sciupando una cosa grande e in qualche modo se ne assumeva la responsabilità.

Proprio questa assenza di responsabilità, dovuta alla enorme fruibilità del materiale pornografico, è ciò che mi spaventa di più nella pornografia 2.0 che stiamo sperimentando oggi. Fino a pochi anni fa la difficoltà con cui si poteva accedere alla pornografia era un segnale preciso: “attento, sei davanti ad una cosa preziosa, che è custodita proprio perché è preziosa”, ma oggi non è più così, nessun segnale di allarme si alza tra l’adolescente e il video porno in rete, ed è quindi definitivamente persa per lui la possibilità di scoprire il corpo dell’altro come un territorio sacro, di avventurarsi in esso con l’animo di un esploratore che svela un mistero.

Tutto questo è finito per sempre e temo che non sia possibile ripristinare la situazione ex quo ante, nella vita non si torna mai indietro. Mi chiedo allora da dove ci verrà la salvezza? Come sarà possibile liberarsi del porno?

Mi viene in aiuto un film dello scorso anno: “Lo chiamavano Jeeg robot” che racconta una delicatissima storia d’amore tra Enzo, un asociale sbandato che vive di piccoli furti, e tra le altre cose è un pornodipendente, e Alessia, una bambina in un corpo di donna, che probabilmente ha subito abusi dal padre, il tutto ambientato nello squallore e nel degrado della periferia romana. Una storia tenera e violenta, raccontata con tratti sospesi tra la favola e il pulp, che offre più di uno spunto di riflessione.

Alessia fugge dalla realtà e per sopravvivere si rifugia nel cartone animato “Jeeg Robot” che usa come filtro per decodificare la realtà, così quando incontra Enzo lo identifica con l’eroe del suo cartone, quello che salva l’umanità, che sacrifica se stesso per gli altri, ma Enzo non vuole questo ruolo, a lui “gli altri gli fanno schifo” come dice ripetutamente. Eppure Alessia non desiste; è totalmente scollata dalla realtà oppure i suoi occhi innamorati hanno saputo vedere in Enzo qualcosa che nessun altro ha colto?

Quello che accade davvero è che sarà Alessia a salvare Enzo. finalmente attraverso il suo sguardo lui inizia a percepirsi diverso, riflesso negli occhi di lei intuisce un possibile se stesso differente, e alla fine quando un ragazzo gli chiede: “Ma chi sei” si identifica proprio come “Hiroshi Shiba” il protagonista del cartoon di Alessia.

Tornando al tema della pornografia è particolarmente toccante la scena del loro primo amplesso, in cui praticamente Enzo stupra Alessia, che fugge, ma dopo un rocambolesco inseguimento Enzo la raggiunge e le chiede perdono con parole molto toccanti: “io non so niente dell’amore, non ci ho mai capito niente di donne. Aiutami”

Ecco, questa dichiarazione di impotenza, questa consegna di sé fatta nelle mani dell’altro, è esattamente il compimento del percorso dell’eros, quando è sano, che ci porta ad arrenderci all’altro. secondo me è questa la scena fondamentale del film, in cui scatta il clic che porta Enzo a cambiare

E così alla fine chi vince è la fragilissima bambina/adulta Alessia che vede in Enzo l’eroe che potrebbe essere e che in questo modo lo costringe ad uscire da sé, facendone se non altro un uomo vero, perché è l’eros a salvarci, che ci costringe ad uscire fuori da ciò che siamo e ad essere migliori.

L’amore come resa è la risposta alla pornografia. L’amore come resa incondizionata al tu che solo ci può salvare. Ecco quindi che il tu stesso e non il corpo è alla fine il mistero in cui ancora ci si può avventurare. Se già a dodici anni il corpo non ha più nessun mistero per i nostri adolescenti resta però intatto il mistero fontale, il mistero dell’altro in quanto tale, il mistero racchiuso nel petto di cui del resto il corpo è solo un’allusione. Mentre perdono il senso del corpo come mistero i nostri adolescenti acquistano il desiderio di un tu che si sveli e si consegni a poco a poco a chi si arrende, perché tale è il mistero dell’amore: il tu si consegna all’io che si arrende a lui.

Nonostante il futuro si presenti con le tinte più fosche possibili, nonostante il degrado completo in cui assistiamo alla violenza terribile fatta su una generazione intera, vedo anche dei segni positivi davanti a noi, vedo che il male sta cominciando a generare i suoi anticorpi (tra cui ad esempio questo stesso film), vedo che nonostante tutto per i nostri adolescenti un bacio vale più di una sveltina (perdonate il francesismo, ma è richiesto dall’argomento), il sorriso di un volto innamorato è ancora, e sarà sempre, il premio più grande.

Educare al tu è il modo migliore di combattere la pornografia, educare ad uscire da sé, mostrare che nell’incontro c’è una bellezza senza pari, che l’altro è un mistero da accostare sempre con trepidazione e timore, per cui vale la pena di combattere.

E voglio sottolineare la parola combattere, perché nell’immaginario maschile l’eros è strettamente legato alla guerra, al combattimento, alla competizione, perché l’altro va sedotto e conquistato, perché lottare per lei è il modo migliore di mostrarne il valore, ma proprio per questo nei maschi la lotta è da incoraggiare, perché è il modo con cui i maschi affermano la preziosità di ciò che amano.

Bisogna dirlo chiaramente: una società che cerca di reprimere nei maschi lo spirito competitivo li sta devirilizzando e li consegna inermi alla pornografia.

Sarà nell’incontro con la donna che l’uomo imparerà il senso della sua forza, che non è per la violenza, ma per la custodia, non per la sopraffazione, ma per la protezione, perché solo dopo aver combattuto ha senso quella resa incondizionata che è il segreto dell’amore.

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20 commenti

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20 risposte a “Jeeg robot e la pornografia

  1. Salve don Fabio, da oggi vorrei provare a seguire il suo Blog.
    Premetto, sono ateo, ovviamente porto tutto il mio rispetto per la religione (un pò meno per la chiesa) ma in realtà sono affascinato, affascinato non tanto dalla teologia come materia ma dalle persone che sentono la necessità di credere in qualcosa e riescono ad appoggiarsi ad una fede fondata su una storia, accettando di non poter aver mai un riscontro tangibile, cosa per me incomprensibile (ma sono consapevole sia una mia limitazione)
    Leggere un articolo di un prete che parla di sesso, di pornografia, di educazione alla sessualità mi piace perchè sembra sempre che certe cose siano tabù e le figure ecclesiastiche non siano le più adatte ad esporre idee o concetti in merito, anche se in realtà non credo sia cosi, sembra che ci si dimentichi che preti e suore siano comunque esseri umani ed abbiano comunque una loro identità sessuale.
    A rileggerla

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    • Benvenuto a bordo!
      E’ così difficile in questa nostra Italia dove ogni cosa sembra suscitare guerre partigiane, dai Guelfi e Ghibellini in poi, poter avere uno scambio franco e sereno con un non credente che la tua presenza sul mio blog non può che essere graditissima.
      Oltre che prete infatti, e forse prima ancora che prete, io sono un uomo, e quindi nulla di ciò che è autenticamente umano è estraneo al mio cuore, come del resto dice anche la Gaudium et Spes (forse il documento più importante del Concilio Vaticano II).
      In particolare io sono affascinato dal tema dell’eros e del sesso. Se ti interessa l’argomento qui nel blog troverai numerosi articoli che ne parlano e del resto ci ho anche scritto un libro: https://www.ibs.it/prendimi-con-te-corriamo-cantico-libro-fabio-bartoli/e/9788851417307?lgw_code=1121-B9788851417307 Credo che sia oggi il tema centrale per un risveglio antropologico, l’unica via di salvezza attraverso cui l’uomo del nostro tempo possa ritrovare la sua umanità

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      • La difficoltà di uno scambio libero e civile di pensieri credo nasca da una serie di cose, per prima l’ottusità di ambo le parti nel non voler accettare visioni diverse dalla propria, il prete aveva il dovere di “arruolare”, trasmettere la parola di Dio non solo per avvicinare le persone al mondo Cristiano ma anche per diffondere valori che ad oggi sono fondamentali, il non credente sceglie di accreditare tali valori come buonsenso e regole civili indipendenti dalla religione e non accettare l’esistenza di un qualcuno di superiore anche se più che questo non accetta forse il “business” che ci è stato costruito sopra.
        Amore, sesso e sessualità sono sicuramente elementi indivisibili e primari nella vita umana e in ambo le parti bisogna sicuramente accettare la condizione che rappresentino le fondamenta dell’uomo.

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        • @civuolepoco, mi permetto un pensiero personale che non è critica al tuo, ma che mi viene come esperienza di ex-ateo e particolarmente avverso alla Chiesa.

          Io non posso dirmi persona che ha sentito “necessità di credere in qualcosa” e vedo molto difficile appoggiarmi in un cammino che dura da qualche decennio, in qualcosa di “intangibile”. É proprio Cristo che, attraverso la Chiesa, è venuto a me, per darmi segni tangibili di una chiamata a conversione prima e un percorso molto concreto dopo.

          Nessun sacerdote poi a mai cercato di “arruolarmi”… é tutt’altro il loro “dovere” e il loro ministero.

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          • Io lo capisco, potrei anche invidiarlo, ma io alla soglia dei 40 anni non ho mai sentito questa necessità e non ho mai ricevuto la “chiamata”, l’intangibiltà a cui faccio riferimento è quella della storia del Signore creatore e quella di Gesù venuto in terra per professare la parola di Dio, alla fine cosa abbiamo di tangibile per poter credere che sia una verità assoluta? abbiamo degli scritti….abbiamo un tramando orale…che come ben sappiamo in 2000 anni di storia ha subito diverse mutazioni, ci viene detto di fare riferimenti a dei Vangeli (quelli che si assomigliano di più) ma tutti sappiamo che i Vangeli che si discostano non vengono proprio divulgati con facilità, anzi la Chiesa ha sempre lottato per non farli conoscere.
            Bariom, attenzione che io non contesto chi ha scelto di credere, non giudico e non mi permetterai mai di professare contro una religione, ho tutto il rispetto di chi ha intrapreso questo cammino semplicemente esprimo il mio pensiero e la mia visione della cosa.
            Il termine arruolare l’ho messo appositamente tra virgolette affinchè non venisse frainteso, non intendo l’arruolamento come quello militare, intendo il fare in modo che le persone di avvicinino comunque al mondo cattolico.

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            • Caro civuolepoco, per correttezza di informazione (che la fede certamente si basa su ben altro) devo correggere un po’ di cose che hai scritto, se non altro perché studio scientificamente la Bibbia da più di trent’anni quindi credo di avere una qualche competenza in materia.
              1) i testi dei vangeli sono infalsificabili. Puoi rifiutarli se vuoi, ma non puoi dire che sono stati manipolati dalla Chiesa. Noi abbiamo circa 5.000 diverse copie manoscritte degli originali datate nei primi tre secoli, che sono espressione delle chiese e delle tradizioni più disparate, eppure, se si eccettua qualche svista normale trattandosi di copie manuali sono tutti sostanzialmente coerenti e pressoché uguali, è quindi pressoché certo il testo critico che abbiamo stabilito (per fare un paragone ti basti sapere che il testo critico del de bello gallico si basa su sole quattro copie manoscritte).
              Per di più queste copie risalgono ad un periodo antecedente a Costantino, quindi in un periodo in cui la Chiesa era tutt’altro che egemone o omogenea, quindi sarebbe stato facile, ed in effetti è accaduto, confutare versioni manipolate
              2) i cosiddetti vangeli apocrifi a cui ti riferisci sono per l’appunto queste versioni manipolate e lo si capisce che sono manipolate innanzitutto proprio dalla scarsità di copie che abbiamo a disposizione. Per di più non sono affatto segreti (li puoi reperire in qualsiasi libreria specializzata). Le prime copie dei vangeli canonici a nostra disposizione sono state scritte tra il 50 e il 100 D.C. quindi in un periodo immediatamente antecedente ai fatti, i vangeli cosiddetti apocrifi invece cominciano ad apparire solo intorno al 180-200 D.C, quindi in un periodo di molto successivo
              In altre parole affermare che i vangeli canonici siano stati manipolati dalla Chiesa o che siano stati scelti in maniera arbitraria non è un’opinione accettabile come un’altra, ma è una tesi che alla luce dei dati storici in nostro possesso semplicemente non è sostenibile

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            • Io non ho parlato di manipolazione, ho semplicemente detto che non è mai stata fatta chiarezza sul perchè si siano presi come riferimento i 4 vangeli che sono più compatibili come eventi e date e gli altri invece siano stati “accantonati” seppur risalenti al secondo secolo d.C.
              Comunque non mi interessava andare a parare su un disquisizione relativa alla veridicità dei testi sacri, mi incuriosiva di più l’aspetto della fede, dello scegliere senza aver prove certe, del credere in qualcosa che bisogna semplicemente accettare esista o sia esistito.

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            • @civuolepoco, mai pensato tu volessi criticare o contestare… Daparte mia torno a puntualizzare che la Fede, quella in Gesù Cristo morto e risorto (quindi vivente) non è questione di aderire o fare proprie una serie di verità o eventi, che peraltro taluni ritengono poco credibili o contestabili, la Fede si basa su una ESPERIENZA ESISTENZIALE, in cui si sperimenta da una parte il proprio umano limite (basterebbe solo prendere seriamente in mano quello della morte, sia fisica che ontologica) e sperimentare che questo limite é stato infranto una colta per sempre, per chi vuole credere nell’Annuncio di questa Buona Notizia, nella stoltezza della Predicazione – che non è prerogativa dei soli sacerdoti. Poi ci sarà tempo di indagare, conoscere, fare proprie le Verità di Fede. Se una qualunque verità pur provata e comprovabile,non è in grado di incidere sulla mia vita concreta, a che vale? All’opposto una verità diciamo intangibile, non scientificamente provabile che cambia la vita delle persone ha un valore e una forza immensa … L’Amore é forse una “verità tangibile”? Eppure – grazie a Dio – l’amore cambia la vita delle persone e smuove le montagne 😉

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            • Naturalmente poi condivido tutto quanto sopra scritto da Don Fabio…

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            • fra' Centanni

              @civuolepoco

              La fede è un libero atto della nostra volontà, mediante il quale si sceglie di accettare per vero ciò che viene raccontato da testimoni.

              Sono intangibili le testimonianze? Non ha alcun valore la parola di molte persone, tutte sane di mente, pienamente responsabili e perfettamente integrate nel loro contesto, le quali tutte insieme cominciano a dare testimonianza del fatto che un uomo, un loro amico, è risorto da morte dopo tre giorni?

              Vorrei sapere cosa pretendi per accettare per vero un fatto.

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            • Si fra’ tu come sempre la fai facile… Anche tu volessi ritenere certa una testimonianza perché tre, quattro, cinque persone attendili la attestano, non é detto tu la debba fare tua perché tale. Ci vuole altro… o almeno anche altro.

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            • fra' Centanni

              @Bariom

              Proprio di questo si lamenta civuolepoco: del fatto che la nostra fede non si fonda su qualcosa di tangibile, su prove certe. Si fonda, invece, sulla necessità di credere, oppure sulla chiamata, o comunque su qualcosa che attiene alla storia personale. Ebbene, la vera fede non si appoggia su queste cose che possono venire meno da un momento all’altro. La fede, lo ribadisco, è una libera scelta personale che si fonda sulla testimonianza di altri. Di personale c’è la scelta, ma il basamento è oggettivo: un fatto testimoniato da molti. Questo è il fatto: Gesù Cristo è risorto.

              E’ falso, dunque, che la nostra fede non si appoggi su qualcosa di tangibile. La testimonianza è un fatto incontrovertibile. Poi uno può dire: scommetto che mentono. Benissimo, è una tua scelta. Ma non puoi dire che la testimonianza non esiste, o che non è qualcosa di tangibile.

              Sulle altre religioni civuolepoco ha pienamente ragione: si fondano sul niente. Ma la nostra religione si fonda su un fatto testimoniato da molte persone, anche a costo della propria vita. E la nostra fede poggia sulla loro testimonianza.

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            • In realtà ho difficoltà a capire come possiate giudicare delle testimonianze di 2000 anni fa delle prove tangibili….la testimonianza di per sè nasce con il beneficio del dubbio.
              Io credo di poter credere in qualcosa se personalmente ho la possibilità di verificarne la veridicità o comunque avere delle certezze inconfutabili e dimostrabili, qui parliamo di testimonianze, è chiaro che uno deve accettare il fatto di non poter “toccare con mano” ed è proprio questo probabilmente il confine tra il credente e l’ateo.
              Io peraltro non ho detto che le altre religioni si fondano sul niente….anzi la trovo un’affermazione un pò fasulla…ogni religione è fondata sul qualcosa altrimenti non avrebbe scopo di esistere.

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            • @fra, civuolepoco non credo stia confutando, non sarebbe comunque il primo e non sarà l’ultimo, solo esprime la difficoltà (che ben conosco) di tutti i “lontani” hanno in un approccio errato alla Fede.

              Quello cioè di partire dal volere o pretendere o credere necessaria, la dimostra “certa” delle verità e delle testimonianze della Fede (in particolare quelle fondanti la Chiesa).

              Ma la Fede é un Dono e Grazia prima di tutto ed è incontro con Cristo vivo.
              Come ho già scritto, poi si approfondiranno Verità, Documenti, Storia, Avvenimenti (primo fra tutti Nascita, Vita, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo) illuminati dallo Spirito Santo.

              D’altronde dubbi e spazi per le incertezze sono necessari, perché lasciano libero l’Uomo del suo decidere e di esercitare quella libertà di cui parli.

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            • fra' Centanni

              @civuolepoco

              Molte persone (parecchie centinaia) hanno dato testimonianza di aver visto Gesù Cristo vivo, dopo che era morto in croce. La maggior parte di loro lo ha sentito parlare, alcuni hanno testimoniato di averci parlato direttamente, altri di averci anche mangiato assieme. Queste testimonianze si riferiscono ad un periodo di tempo relativamente breve, circa due mesi. Dopo questo periodo le apparizioni sono cessate. Di tutte queste testimonianze è stata data forma scritta (nel vangelo) e sono state tramandate di generazione in generazione. Questo, cioè l’esistenza di queste testimonianze, è un fatto incontrovertibile, storicamente certo. Se non accetti questo, allora sei fuori dalla realtà e la nostra chiacchierata non ha più motivo di andare oltre.

              Se, invece, accetti il fatto che 2000 anni fa molte persone (alcune centinaia!) hanno reso testimonianza del fatto che Gesù Cristo è risorto, allora possiamo entrare nel merito della testimonianza resa e valutare se possa essere accettata oppure no.

              Dici: “Io credo di poter credere in qualcosa se personalmente ho la possibilità di verificarne la veridicità o comunque avere delle certezze inconfutabili e dimostrabili…”. Ma questo non è credere, questo è sapere! Credere, cioè avere fede, significa rinunciare all’esperienza personale di un fatto e crederlo per la testimonianza di qualcuno. D’altronde, anche chi ha visto Gesù Cristo vivo e vero dopo averlo visto morire sulla croce, i famosi testimoni (gli apostoli, ad esempio, e, prima di loro le donne): ebbene anche i testimoni della resurrezione hanno necessità della fede. Fede nel fatto di averlo visto risorto: si, perché potrebbero anche aver avuto un’allucinazione. Però anche loro, come noi, hanno la testimonianza di tutti gli altri che Lo hanno visto risorto. In altri termini, anche gli stessi testimoni diretti di Cristo Risorto hanno bisogno di confermarsi vicendevolmente in quello che hanno visto.

              Infine, anche se avessimo certezza matematica della resurrezione di Gesù Cristo, ebbene, la fede resterebbe comunque necessaria per credere in quello che Gesù ha detto : che Lui è Figlio di Dio, Seconda Persona della ss. Trinità.

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  2. É ciò che possiamo leggere dal Vangelo di oggi da Matteo 16:

    “Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
    E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.”

    E dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa, seconda lettura dell’Ufficio di oggi:

    “A tutti gli apostoli il Signore domanda che cosa gli uomini pensino di lui e tutti danno la stessa risposta fino a che essa continua ad essere l’espressione ambigua della comune ignoranza umana. Ma quando gli apostoli sono interpellati sulla loro opinione personale, allora il primo a professare la fede nel Signore è colui che è primo anche nella dignità apostolica.
    Egli dice: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; e Gesù gli risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16,16-17). Ciò significa: tu sei beato perché il Padre mio ti ha ammaestrato, e non ti sei lasciato ingannare da opinioni umane, ma sei stato istruito da un’ispirazione celeste. La mia identità non te l’ha rivelata la carne e il sangue, ma colui del quale io sono il Figlio unigenito.”

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  3. Povero civuolepoco! Mal te ne incolse ad entrare in una tana di cattolici 😉

    Tranquillo: nessuno ti vuole convertire per forza, ma gli è che quando parliamo di Gesù non è che possiamo farlo in maniera asettica, come se stessimo discutendo di qualsiasi altro personaggio storico. Quando si parla di Gesù si parla di una persona che noi abbiamo sperimentato come vivente, che abbiamo realmente “incontrato” e “conosciuto” e che amiamo molto più di noi stessi e quindi ci sta che, anche inavvertitamente uno si scaldi un po’.

    L’esperienza del contatto personale con Gesù naturalmente va molto al di là della certezza storica della sua esistenza ed è per l’appunto ciò che noi chiamiamo fede.

    Tu parli della certezza dei sensi, ma anche noi. Solo che il senso di cui parliamo non è uno dei cinque sensi del corpo, ma quello che Origene (uno dei più grandi Padri della Chiesa) chiamava il “senso spirituale” ovvero la percezione della presenza di Dio. è questo senso spirituale che ci rende certi del fatto che quest’uomo incomparabile è Dio, che ci fa dire Lui è vivo, è qui e adesso.

    Tutti ce l’hanno il senso spirituale, naturalmente, come anche i sensi corporei, si affina e si purifica nell’esercizio. Come non tutti vedono con la stessa acutezza, come ci sono persone insensibili all’armonia dei suoi, come ci sono persone che non hanno il senso del tatto, così ci sono persone che faticano moltissimo a sentire la presenza di Dio.

    Quello che posso dirti è che appunto il senso spirituale si affina con l’esercizio, comincia affinando i sensi che più gli somigliano: il gusto della bellezza, la ricerca della verità, la gioia dell’amore…

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  4. fra' Centanni

    @civuolepoco

    Il ragionamento che io ho fatto sulla fede è un ragionamento previo, che viene prima e che sta a fondamento delle fede viva e vissuta. Ho affrontato questo aspetto della fede (cioè la sua ragionevolezza) perché tu hai detto che non ci sono prove tangibili a riguardo della fede; invece le prove ci sono e sono tangibilissime, anche se non sono prove matematiche ovviamente. Sono prove di carne, di sangue, di esperienza personale. Sono persone, sono le loro parole in fondo. Ma io ti invito a riflettere su quanto siano importanti le parole. Un bambino appena nato impara a vivere ascoltando le parole della mamma e, più tardi, quelle del babbo. Abbiamo trovato la gioia di vivere solo perché qualcuno che ci amava ci ha rivolto la sua parola quando ancora non eravamo in grado di comprenderne il significato. E’ bastato semplicemente il suono dolce delle parole della mamma, pur incomprensibili all’inizio, per darci la voglia di vivere e la gioia di sentirci amati.

    Le parole, civuolepoco, sono un mezzo di conoscenza inestimabile, imprescindibile. Fermati ed ascolta, quando trovi una persona che parla. Potresti scoprire un mondo.

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  5. Giampy

    Caro civuolepoco,
    purtroppo per te e per me, quella che hai incrociato non e` una Chiesa forte, monolitica e trionfante. Tutt`altro. E` la Chiesa colpita dal vaticinio di Huxley:
    “Quanto alla Chiesa Cattolica, essa dovra` essere gradualmente purgata dalle sue dottrine intransigenti e particolari e non conservera` che le espressioni basilari della religione, condivisibili con una vasta fraternita` religiosa e culturale, che dovra` includere tutti i culti e tutte le civilta`” . Don Fabio sa navigare nella notte in questo mare in tempesta, ma gli e` quasi impossibile gettare reti, in tanta pericolosa oscurita`, dalla barca sballottata dalle onde della ” grande sostituzione” in atto, per dirla con Renard Camus.
    Molte reti gia` sono andate perdute, troppi marinai sono dispersi e confusi.
    Oggi un ateo puo`ben dire di trovare il senso della vita anche in una ONG che cura i migranti, in una associazione radicale per i “diritti civili”, per l`attenzione alle donne vittime di violenza, per i carcerati, per un reddito di cittadinanza che combatta la poverta` assoluta,etc, cio`che la religione cattolica sostiene da secoli e non sempre con limpida e intima coerenza.
    La “grande sostituzione” e` gia` una realta` non e` una fantasia letteraria.
    La sessualita` e` da tempo gia` sostituita dalla pornografia applicata, come la realta` dalla “comunicazione”. Nulla ha impedito a Pannella di dirsi sodale del Papa nelle “comuni” battaglie civili a favore degli ultimi e degli emarginati.
    Ma dei radicali e del suo defunto “papa” devi prendere anche tutto il resto per essere moderno: contraccezione globale, divorzio, denatalita` programmata utile a sostituzioni etniche globali, aborto e eutanasia di Stato, sesso ricreativo multigender finanziato da fondi pubblici, droghe libere, etc.
    Nella Chiesa invece, dovessi anche tu essere colpito dalla conversione, “purgata” com`e`, troverai ” poco”, se non la Fede di chi la conserva ancora, nonostante la tempesta.
    Pensa che molti convertiti riescono persino a morire ancora come mosche per questa Fede, mentre per altri “culti” basta digiunare un po` o rischiare un`improbaile carcerazione, a causa di furbe, mediatiatiche autodenunce. Anche quelle opportunistiche per ottenere al piu` presto variazioni etiche e morali (morTali nel caso dell`eutanasia, dell`aborto, delle droghe libere) dei costumi pubblici.
    Lascia stare, senti a me: convertirsi magari e` facile perche` basta chiedere la Grazia di essere colpiti dalla vera Fede.
    Ma essere travolti da tanta generosita` di Dio, assieme alla Chiesa in balia della tempesta, e` pero` una altra certezza, in questi tempi liquidi e turbolenti.

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