Non horruisti uterum

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Quando posso mi fa piacere pregare la liturgia delle ore nell’originale latino, in modo da godere pienamente dei testi proposti alla meditazione e alla preghiera. Così qualche giorno fa mi sono fermato a considerare il testo del Te Deum, il bellissimo inno di ringraziamento che recitiamo almeno ogni Domenica nell’Ufficio delle Letture.

Nel testo dell’inno c’è una frase che nella traduzione italiana suona quasi banale: “tu nascesti dalla vergine madre per la salvezza dell’uomo”. Catechismo basico, quello che ogni bambino che si prepara alla prima comunione già sa, e su cui un povero parroco oberato di lavoro ferma appena l’attenzione, tanto è pane quotidiano. Nell’originale latino però la medesima frase suona potente e misteriosa: “Tu, ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti virginis uterum” (per liberare l’uomo prigioniero non hai avuto vergogna dell’utero della vergine).

Come non vedere che cambia tutto? Quella che sembrava una banale frasetta catechistica diventa una potente affermazione contro ogni gnosi: non hai avuto vergogna dell’utero, cioè hai abitato la carne di una donna proprio in quel punto che più incute vergogna o timore a tutti quelli che osservano il corpo reprimendo e censurando la carne. Come non vedere che questa, più di ogni altra cosa, è l’esaltazione della carne, di questo meraviglioso ossimoro che siamo noi: carnali come un animale e spirituali come un angelo?

Nessuno mai a parole oserebbe negare il dogma dell’Incarnazione, è ovvio che è il perno centrale della nostra fede, allora bisogna evirarlo, depotenziarlo, togliergli ogni scandalo, ogni forza di impatto. Si comincia censurando il linguaggio, come in questa pessima traduzione firmata dalla CEI, e si prosegue togliendo al Cristianesimo ogni impatto sulla realtà: come se la fede non avesse niente a che fare con la carne, con la vita, con la politica, con il lavoro, con l’amministrazione del condominio, la pulizia delle strade, le scelte di tutti i giorni.

Solo che in questo modo si priva il Cristianesimo di ogni forza di impatto su chi veramente è povero e bisognoso e lo si trasforma nella religione dei perfetti, quante volte vedo che ci riduciamo ad annunciare il Vangelo a chi già lo conosce e ci proponiamo come guide spirituali a chi saprebbe benissimo guidarsi da sé!

Prendi per esempio una prostituta, o anche più semplicemente una donna che ha abusato del proprio corpo, una che ha abortito, una che ha sofferto per la violenza degli uomini… che rapporto avrà questa donna con il suo utero? È facile immaginarlo. E quale consolazione, quale meraviglia, quale stupore venire a sapere che Dio ha abitato proprio lì! Certo, in teoria dovrebbe già saperlo, se ha fatto un minimo di catechismo, ma vuoi mettere sentirlo cantare solennemente dalla liturgia? Vuoi mettere non vederlo nascosto e censurato da una chiesina piccina picciò, tanto repressa quanto bigotta, ma piuttosto esibito in tutta la sua gloria sulla solennità dell’altare e portato nel giusto trionfo che merita?

Così la Chiesa del Dio che non si è vergognato dell’utero ora se ne vergogna essa stessa, e lo nasconde dietro il velo di una traduzione, questa sì, imbarazzante per la sua pochezza. Ma non si capisce così una cosa: che vergognarsi dell’utero significa nei fatti vergognarsi del Dio che lo ha abitato, vergognarsi del corpo significa vergognarsi del Dio che ne ha voluto uno per sé, vergognarsi della carne significa vergognarsi della Risurrezione, a cui siamo tutti chiamati, che la porterà nella gloria.

Recentemente sono stato accusato di parlare troppo spesso di sesso. Mi è stato detto che questo darebbe scandalo. Ora, a parte il fatto che si potrebbe rivolgere la stessa accusa a S. Giovanni Paolo II, che fin da quando era Karol Wojtyla ha fatto di questo tema la sua specializzazione, a parte il fatto che da quasi trent’anni, cioè da appena ordinato sacerdote, mi occupo della formazione degli sposi e non vedo proprio come si possa trattare l’argomento matrimonio prescindendo dal sesso, in realtà se ne parlo tanto è perché ho intuito che questo è il vero nodo teologico del XXI secolo.

La sfida di fronte a cui ci troviamo oggi non è più quella del materialismo, ma quella della gnosi, e la gnosi, oggi come duemila anni fa, cade sempre su questo punto: il rapporto tra lo spirito e la carne e quindi il sesso e il matrimonio. Per questo sono stati scomunicati Montanisti e Catari. Il sesso è il punto in cui più di ogni altro emerge l’inscindibile connessione tra lo spirito e il corpo e per questo è costantemente sotto attacco. E se è evidente l’attacco di chi cerca di ridurre il mistero del sesso al coito, e quindi riduce il sesso al piacere, come se la beatitudine consistesse nella massimizzazione degli orgasmi, è molto più subdolo e sottile (anche perché di solito avviene dall’interno della Chiesa), e quindi pericoloso, l’attacco di chi vorrebbe invece condannare il piacere in quanto tale e se potesse lo eliminerebbe dall’unione, vivendola come una necessità di natura e non come un libero atto d’amore. È ora di affermare con chiarezza che è contrario alla natura umana tanto l’accoppiarsi come animali quanto il pretendere di ridurre l’incontro sessuale alla sola finalità riproduttiva, come se l’incontro sessuale non fosse innanzitutto una mirabile unione “senza separazione né confusione”, l’unico modello presente in natura per rendere comprensibile il dogma di Calcedonia, e dunque il modello più usato dalla Bibbia e dai mistici per descrivere l’unione con Dio.

Perché questo è il punto amici miei. A voi potrà sembrare che io stia parlando di sesso, ma in realtà è della Trinità che sto parlando, della Grazia infusa, dell’Incarnazione, perché parlare di sesso, se lo si vuol fare seriamente, significa parlare di tutte queste cose e a parlare di queste cose senza parlare di sesso si finisce inevitabilmente con il diventare gnostici.

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5 commenti

Archiviato in Spiritualità

5 risposte a “Non horruisti uterum

  1. E’ un piacere leggerla!

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  2. mauriziodones

    L’ha ribloggato su Betania's Bar.

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  3. Pure Santa Brigida di Svezia faceva l’elogio della sessualità vissuta nel vincolo del matrimonio, considerandola una delle cose più belle che il Signore abbia fatto…

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  4. Giampiero Cardillo

    Ma chissà quale buontempone ha piazzato Belen in fondo alle tue parole magistrali.
    Un solo dubbio: la gnosi antica e moderna forse no “cade” sulla “carne”. Il potere, iniziatico, degli gnostici ricomprende certo un diluvio di sessualità distruttiva, ma come mezzo multiforme che recluta, unisce, ricatta, dissolve l’umanità che sventurata incontra la gnosi. La gnosi cade, secondo me, su se stessa: occorre accelerare la dissoluzione completa di un mondo creato da un dio cattivo o al massimo indifferente, perché nuovi cieli e nuove terre,miglior,i possano sorgere per vivere senza più troppa sofferenza, ingiustizia; etc. Il peccato, secondo lo gnostico, è acceleratore e catalizzatore di questa necessaria dissoluzione. L’angelo caduto, Lucufero, colui che sa e non ha taciuto,è il vate sincero di questa verità-processo-ri-creativo. E quale miglior peccato della mortificazione della sessualità per dissolvere il nostro mondo?

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