La sesta tromba

normansAvete mai letto il diario di Mara Cagol?

È una lettura istruttiva, perché ci insegna come pensa un terrorista.

Un terrorista se ne frega dei sentimenti, è talmente accecato dall’ideologia che sembra quasi non esserci in lui alcun residuo di umanità, e scrivo quasi solo per certezza dogmatica di fede, perché credo fermamente che nessuno può del tutto strapparci il libero arbitrio, ma se c’è un residuo di umanità in quelle anime è davvero ben nascosto!

Questo per dire che la retorica dei buoni sentimenti ai loro occhi è una pura e semplice dichiarazione di resa, la sola cosa che capiscono sono i rapporti di forza.

Detto questo non sto invocando la militarizzazione delle nostre città, una risposta virile e forte non è necessariamente una risposta violenta, ma è proprio qui che la nostra società balbetta e mostra la sua decadenza e il suo essere stata colpita al cuore da questa violenza che come un pugnale entra nel ventre molle dell’occidente senza incontrare alcuna resistenza.

Si invocano i valori senza rendersi conto che gli sbandierati valori dell’Occidente non ci sono più da tempo. Li abbiamo uccisi noi, non l’ISIS, perché abbiamo disseccato la radice che li teneva in vita, cioè il ceppo ebraico cristiano. Una volta tagliata la radice la pianta, siccome era molto forte, ha continuato a vivere per un paio di generazioni, ma ormai è quasi morta del tutto.

Non c’è uno solo dei cosiddetti valori dell’Occidente che possa reggersi senza il Cristianesimo e la sua elaborazione culturale (in risposta a ciò che immagino stiate per rispondere dirò che anche l’illuminismo è una elaborazione culturale del Cristianesimo, non sarebbe stato possibile – e infatti non c’è stato – in una cultura che non fosse cristiana).

La libertà personale? È un concetto cristiano, nasce dalla radice ebraica della responsabilità. Il valore della persona? Nasce dalla teologia trinitaria, nessuno ci aveva mai pensato prima dei grandi dibattiti del terzo secolo, nemmeno esisteva un concetto univoco di persona. Il valore delle donne? Andate a vedere come erano trattate prima del Cristianesimo. L’inviolabilità dei bambini? Idem. Perfino la laicità dello stato è in origine un concetto cristiano!

Abbiamo castrato l’animale, è troppo tardi per chiedergli di essere fecondo.

Può spaventare quello che ho detto, ma onestamente credo che sia vero. È troppo tardi, l’Occidente, per come lo abbiamo conosciuto è finito. La sesta tromba ha suonato (Cfr. Ap 9,13-21) e l’esercito di duecento milioni di cavalieri ha già iniziato a riversarsi verso l’impero dal fiume Eufrate, cioè dall’Oriente. Secondo la Rivelazione di Giovanni da loro sarà ucciso un terzo dell’umanità e se nella mente di Giovanni con tutta probabilità questi cavalieri ammassati alla frontiera orientale sono i Parti, vero flagello del tempo, l’unico esercito che i Romani non siano riusciti a sottomettere, è anche troppo facile l’applicazione ai nostri giorni.

Che cosa dobbiamo fare? Cosa deve fare la Chiesa in questa circostanza? La risposta non è facile e richiede una strategia accorta e nervi saldi. Innanzitutto bisogna uscire da Babilonia, senza illudersi che babilonia possa convertirsi infatti “il resto dell’umanità che non perì a causa di questi flagelli non rinunciò all’opera delle sue mani (…) non rinunciò nemmeno agli omicidi, alla fornicazione, alle stregonerie né alle ruberie” (Ap 9,21).

Uscire da Babilonia significa uscire dall’abbraccio mortale dell’impero, rinunciare ad ogni collateralismo, prendere le distanze in maniera radicale da una società che non è più cristiana e gridare a gran voce che se da una parte l’Islam non ci appartiene e non ne vogliamo né un pelo né una scaglia (è una citazione di Milton, abbiate pazienza ho tutti i libri imballati), dall’altra ci fa ancor più schifo ed abbiamo ancor meno a che fare con questa società violenta ed immorale.

Nè con il mondo né con l’Islam!

È vero che questa guerra che è stata dichiarata farà milioni di vittime, è vero che non possiamo restare inerti, passivi e indifferenti di fronte a queste stragi, ma la soluzione non può essere quella di continuare a fare da stampella ad un impero agonizzante.

La sesta tromba è l’ultima prima della settima, quella dello scontro finale, quella che apre il cielo e fa sì che si riveli la Donna vestita di sole, che è tanto Maria quanto la Chiesa, in quel gioco di simboli tipico dell’Apocalisse. Questa donna dopo aver partorito un figlio maschio (e il libro dell’Apocalisse con una forma grammaticale strana e inconsueta sottolinea esplicitamente che sarà maschio, cioè virile e forte) sarà rapita e portata nel deserto, al sicuro.

Questo ci traccia il cammino: abbiamo bisogno di una ricomprensione maschia del Vangelo, che abbiamo troppo femminilizzato (come aveva ragione Nietzsche!) e abbiamo bisogno del deserto, di lasciar agire Dio invece di cercare di salvarci da soli.

Non so come andrà a finire e guardo con angoscia i giorni che verranno, ma so che abbiamo bisogno di forza e la forza viene da Dio solo.

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16 commenti

Archiviato in Attualità

16 risposte a “La sesta tromba

  1. È una situazione così trvavolgente e purtroppo nessuno fa niente rivolgiamoci al buon Dio con la preghiera perché solo questa é la nostra arma

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  2. Mi sorge una domanda: il testo dell’Apocalisse in merito alle sue profezie va inteso applicato al pianeta Terra o all’Universo ? Lo scontro finale è terrestre e quindi avverrà per ogni pianeta ove c’è complessità/coscienza del divino o sarà universale?

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    • È una domanda intrigante, ma purtroppo si basa su un assunto inverificabile, cioè che ci sia vita su altri pianeti.
      Ad ogni modo credo che si possa rispondere ugualmente se si tiene conto di ciò che effettivamente è il libro dell’Apocalisse: non una mera descrizione di eventi futuri, quanto una profondissima lettura delle radici mistiche della storia.
      Io ritengo che dal momento in cui la Donna vestita di sole ha partorito il figlio, il maschio (cioè dall’Incarnazione di Gesù), la storia è per così dire finita, nel senso che niente più può accadere di nuovo. Siamo chiusi in una specie di loop in cui gli eventi sono destinati a ripetersi continuamente fino alla loro conclusione. Già molte volte la coda del drago ha spazzato via un terzo delle stelle del cielo, già molte volte le trombe hanno suonato, ed ogni volta la storia si è ripetuta in maniera più o meno uguale.
      L’Apocalisse à la descrizione di una liturgia che corrisponde alle dinamiche profonde della storia, che ultimamente non è altro che la lotta tra l’Agnello e il suo popolo da una parte e il drago e i suoi emissari dall’altra. Per questo dico che nelle sue linee fondamentali lo schema si ripete sempre uguale.
      Se ho ragione allora non ci sarebbe niente di strano, anche ammettendo che ci sia vita intelligente su altri pianeti e ammettendo che questi ipotetici esseri intelligenti abbiano come noi commesso un peccato originale ed abbiano come noi avuto il Redentore (un po’ troppi postulati per farne un ipotesi seria, lo ammetterai), ammettendo tutto questo dicevo non ci sarebbe niente di strano se anche da loro si ripetesse questa medesima dinamica della lotta dell’Agnello e del Drago, che è poi il cuore dell’Apocalisse

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      • Grazie per la risposta che mi illumina sul tuo pensiero per altri versi molto interessante e aperto. Io personalmente, anche se per ora non ci sono evidenze verificabili, ho maturato una visione olistica della creazione che me la fa vedere universale e quindi con storie di esseri coscienti probabilmente esistenti su altri pianeti nei miliardi possibili. Faccio fatica a giustificare un immenso Universo creato solo per una Umanità che da un giorno all’altro potrebbe essere annientata da un asteroide o da una guerra. Ritengo valida anche una visione in cui la creazione non è avvenuta e chiusa una volte per tutte ma è in continuo divenire, fede compresa, i cui passaggi sono scanditi dalle diverse epifanie del divino a secondo dei diversi livelli di complessità coscienza della creatura. Anche sul peccato originale non lo ritengo una realtà statica avvenuta in un preciso istante della storia ma piuttosto un male da intendersi come conseguenza inevitabile della libertà che è stata data alla creature per evolvere verso il creatore. Certo ognuno di questi mondi avrebbe ricevuto il Verbo ed ognuno nella sua libertà evolve verso il punto finale. Molto interessante.

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        • Ma ogni peccato, Lorenzo, ha un come e un quando…
          Non direi quello “originale” faccia distinzione.

          Anche perché fosse una sorta di “evoluzione” (o meglio “involuzione”), come e quando ritenerne l’Uomo responsabile (tanto da doverne patire le conseguenze)?

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          • Infatti Bariom io vedo il peccato ed il male che ne consegue come un atto evidentemente volontario che “diverge” dal progetto di Amore al quale ci chiama (attira) Dio, ma che è connaturato al nostro essere liberi. E’ un momento dove confondiamo per vari motivi il bene ultimo con il bene contingente. Penso che noi non patiamo le conseguenze di un ipotetico peccato originale commesso da un oscuro progenitore, ma viviamo la stessa intrinseca capacità di “peccare” che si accresce nel corso della storia dell’umanità man mano che l’uomo diventa più cosciente e più libero.

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            • Si, comprendo meglio, ma attenzione…

              Il peccato (originale o meno o il riproporsi a livello personale del peccato originale) è “connaturato al nostro essere liberi”??

              Forse solo un pensiero mal espresso…

              Quindi per non peccare dovremmo esse non-liberi, magari schiavi?
              Quando sappiamo che la schiavitù è proprio quella che viene dal peccato.

              Quindi anche l’affermazione secondo cui l’ «intrinseca capacità di “peccare” (che) si accresce nel corso della storia dell’umanità man mano che l’uomo diventa più cosciente e più libero.» è l’esatto opposto di ciò che è vero, che cioè l’intrinseca capacità di peccare si accresce nel corso della Storia, sempre più, man mano che l’Uomo diviene meno cosciente della sua relazione con Dio (o della relazione di Dio con lui) e crede – ingannandosi – di farsi più libero troncando questa stessa relazione.

              (Quarda caso l’inganno suggerito dal mandace serpente, nel celebre racconto biblico).

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            • Forse il termine schiavitù è eccessivo. Quello che voglio dire è che se io fossi creato “perfetto” non avrei possibilità di orientare le mie azioni e non ne avrei merito. Siccome sono in un divenire il mio libero agire mi consente di allinearmi o di divergere dalla traiettoria ideale che porta all’Assoluto e quindi di qualificare la mia esistenza.

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            • Veramente Cristo (vero Uomo) e Maria, sono stati generati “perfetti” quanto ad assenza di peccato e peccato originale nella fattispecie e non mi pare non avessero possibilità di “orientare” le loro azioni.
              Così come fu per Adamo ed Eva che scelsero malamente e pur non conoscendo peccato o malizia, scelsero liberamente.

              Ancora una volta, perdonami, mi pare ci sia poca chiarezza, quasi a voler intendere il peccato un “male necessario”…

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            • Grazie per l’attenzione; da questo primo cambio vedo che abbiamo punti di vista differenti su tematiche troppo complesse per essere affrontate in un blog. Se partiamo da Adamo ed Eva, per esempio. sono lontano dal credere alla loro esistenza e quindi colpa (storicamente indimostrabile)che l’umamità ha ereditato; ho superato la visione agostiniana e sposato quella di Ireneo e successivamente di Teilhard de Chardin sul peccato cosiddetto “originale”.
              Un abbraccio

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            • Ricambio il saluto, concludendo.

              Che si voglia riconoscere o meno la veridicità storica dell’esistenza-vicenda di Adamo ed Eva, questa ha delle precise connotazioni simboliche, spirituali ed antropologiche e quindi le notazioni che ho portato avanti rimangono (credo) perfettamente valide.

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            • O forse meglio: …che scelsero liberamente e pur non conoscendo peccato o malizia, scelsero malamente (peccando).

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            • In un suo romanzo poco conosciuto, ma molto bello, C.S. Lewis si diverte proprio ad esplorare questa ipotesi, e manda un viaggiatore spaziale ad assistere al momento del peccato originale su un altro pianeta.
              Il romanzo è “Perelandra”, scritto credo poco prima della seconda guerra mondiale e se interessa lo dovresti trovare per i tipi di Adelphi

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  3. fra' Centanni

    “Uscire da Babilonia significa uscire dall’abbraccio mortale dell’impero, rinunciare ad ogni collateralismo, prendere le distanze in maniera radicale da una società che non è più cristiana e gridare a gran voce che se da una parte l’Islam non ci appartiene e non ne vogliamo né un pelo né una scaglia (è una citazione di Milton, abbiate pazienza ho tutti i libri imballati), dall’altra ci fa ancor più schifo ed abbiamo ancor meno a che fare con questa società violenta ed immorale”.
    Scusi ma, in tutto questo (che non so fino a che punto mi sento di condividere), come lo vede papa Francesco? E Benedetto XVI?

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    • Non sono neppure io sicuro di condividere ciò che ho scritto! 😉
      In parte era una reazione a caldo dopo l’attentato diBarcellona e in parte il tema richiede un approfondimento e una riflessione che esulano di molto sia i limiti di un blog che quelli miei personali.
      Per la stessa ragione mi esimo dal dare giudizi sui pontefici, anche se mi sembra che nell’ultimo capitolo di “fede e futuro” Joseph Ratzinger preconizasse una situazione simile

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  4. Giampiero

    Dici di essere meno indipendente ora che non sei più parroco, ma para-sanitario, mentre ora, mi pare, tu abbia acquistato una estensione di giudizio ostensibile mica male.
    La (ricerca della) verità è sempre una questione di libertà e viceversa.

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