L’ora del lupo

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È l’ora del lupo.

Chiunque abbia pratica di ospedale la conosce bene.

È l’ora in cui si abbassano le luci e rallenta il ritmo del reparto, i parenti e gli amici se ne sono andati da un pezzo ed è sceso il silenzio, interrotto solo dai lamenti dei malati.

Anche le chiacchiere con i compagni di stanza si fanno più rade e svogliate e ognuno resta solo con il dolore.

È allora che i lupi cominciano ad ululare al margine della coscienza, come fosse la luce notturna di un accampamento nel bosco, e quando il lupo ulula anche ai più coraggiosi si gela il sangue nelle vene.

Quando il lupo ulula, come nei vecchi film horror, sai che sta per accadere qualcosa di brutto.

È il momento in cui il malato resta solo con i suoi pensieri e le sue paure, che riemergono tutte e presentano il conto.

E non importa se durante il giorno sei stato bene, se hai avuto belle conversazioni, se hai incontrato persone che ami, il lupo trova sempre qualcosa da mordere.

E fa male.

Sarà la paura del domani, il senso di inutilità e di abbandono, sarà la paura di non guarire, di non riuscire a riprendersi del tutto, sarà la paura della morte…

Sarà quel che sarà, non importa il nome: l’angoscia non ha colore né specificazione e nessun fondamento razionale, hai voglia a ripeterti che va tutto bene, che domani è un altro giorno… finché c’è luce puoi crederci, e poi c’è sempre da fare, ci sono le terapie, le visite, il cappellano che passa ogni tanto… mille frammenti di vita a cui aggrapparti.

Ma la notte no, la notte c’è solo la paura. E il dolore.

Qualcuno si stordisce di televisione, qualcuno si attacca al telefono e tormenta gli amici, se ne ha, qualcuno, i più fortunati, riesce a dormire, ma per tutti al limite della coscienza si sente il lupo ululare.

Nulla accade in quelle ore, ed è la cosa peggiore.

Nulla è peggio di un terrore informe a cui non segue nulla.

Se accadesse qualcosa la scarica di adrenalina che ti fa affrontare le crisi scaccerebbe il lupo in un istante, ma nulla accade: il lupo continua ad ululare senza mai entrare nel cerchio di luce della coscienza e tu resti lì sveglio a tormentarti e masticare paura.

Il malato è fondamentalmente un uomo solo: non c’è riforma della sanità che possa aggirare questo dato, non c’è struttura tanto efficiente da potervi rimediare. Non esiste un protocollo sanitario capace di tenere lontano il lupo.

Solo una voce umana può farlo, solo una parola d’amore, e allora se avete amici o parenti in ospedale ricordatevi di loro nell’ora del lupo.

Non imbottiteli di zuccheri o carboidrati durante il giorno, servono a poco perché arrivano al momento sbagliato.

Esistono i telefoni cellulari.

Chiamateli e scacciate il lupo almeno per un momento, avrete fatto la loro gioia.

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1 Commento

Archiviato in De oves et boves

Una risposta a “L’ora del lupo

  1. Patrizia Trinchese

    Verissimo….

    Mi piace

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