Chi cercate?

chi-cercateIl Vangelo di oggi mi ha riportato alla mente un frammento degli Esercizi Spirituali che recentemente ho dettato alle suore Ancelle di Cristo Re a Castellammare di Stabia. Ve lo condivido.

Chi cercate?

Se ascoltiamo seriamente questa seconda domanda, “chi cerchi?”, ci rendiamo conto che dentro di noi, nel profondo del nostro cuore c’è un bisogno insaziabile. Siamo affamati, diciamoci la verità. Siamo affamati…

È facile partire dalla fine: siamo affamati di Dio, ma in realtà è molto più produttivo e utile scoprire come questa fame di Dio si declina nella nostra vita in modi anche apparentemente poco simpatici. Per esempio: voglio sentirmi stimato, voglio sentirmi riconosciuto oppure c’è in me un desiderio di paternità, c’è in me un desiderio di maternità, per cui voglio avere dei figli, voglio poter generare, voglio essere utile a qualcuno, voglio fare cose grandi, importanti nella mia vita, ho bisogno di questo e di quello.

Guardate che se noi non riconosciamo queste forme umane in cui il bisogno di Dio si traduce, non riconosciamo nemmeno il Dio che sta dietro questi bisogni, perché lui è fatto così, è il Dio dell’incarnazione, non dell’astrazione e quindi il nostro bisogno di lui attraversa la nostra carne e si declina attraverso la nostra carne.

Se non sentiamo il morso del desiderio per le cose più umane che sono appunto il prestigio, la sicurezza, il sentirsi amati, il non voler essere soli, eccetera noi non saremo capaci nemmeno di sentire il desiderio per Dio, perchè il desiderio di Dio si incarna, passa attraverso questi desideri umani.

L’uomo di Dio non è un uomo che ha spento in se tutti i desideri umani, al contrario! L’uomo di Dio ha dentro di se desideri fortissimi ma ha capito che la risposta a quei desideri è Dio. Ha capito che il mondo non basta alla sua fame. L’uomo di Dio non è un uomo senza bisogni non è un uomo senza desideri, non è un uomo che non ha fame. L’uomo di Dio è un uomo affamato, bisognoso come nessuno, che però ha capito che non è nel mondo che deve saziare la sua fame perché il mondo non basta.

Se c’è una cosa che ci insegna Gesù è quella che io chiamo il morso del magis. Il magis è un’espressione di sant’Ignazio, dei gesuiti, il di più. Gesù ci insegna questo, ci insegna che c’è un di più e quindi non ti devi accontentare, non ti deve bastare quello che hai perché la nostalgia del magis ti ha morso il cuore e quindi vuoi sempre di più.

Io ho un tale bisogno di essere amato dentro di me che nessuna donna al mondo potrebbe saziarlo. Se io mi fossi sposato avrei fatto diventare matta la mia povera moglie perché ho tanto bisogno di essere amato che non potrei chiedere ad una donna di starmi accanto, di vivere con me nella misura che io desidero. Capite quello che voglio dire? E vale per tutte le cose. Io ho un tale bisogno di essere riconosciuto, apprezzato, stimato, nelle cose che faccio che non mi basta il riconoscimento dei miei colleghi, delle persone che ho intorno, la stima degli altri… sarei sempre comunque teso, sempre agitato perché non mi arriva abbastanza, non è quella la stima che cerco. E’ questo il morso del magis, cioè il desiderio di qualche cosa che è oltre il desiderio, che è il senso profondo del desiderio.

Dio ci ha fatti così. Dio ci ha fatti insaziabili. Dio ci ha voluti insaziabili.

Sapete perché? Perché Dio vuole una cosa da noi, una sola: Dio desidera essere desiderato (CCC 2560).

Che bello, che meraviglia … Dio vuole che tu lo desideri.

Dio non desidera essere obbedito da te. Certe volte c’è un equivoco. Noi siamo di fronte alle regole, siamo di fronte alle leggi di Dio, siamo di fronte ai precetti, ai comandamenti, ma Dio non vuole essere obbedito, non è per questo che ti ha dato quelle leggi e quei comandamenti, Dio vuole essere desiderato da te. Certo che se io lo desidero, poi spontaneamente vorrò obbedire a quei comandamenti e a quelle leggi ma lo scopo dei comandamenti non è l’obbedienza. Lo scopo della legge è piuttosto quello di eccitare il nostro desiderio. Dio vuole essere desiderato da te.

Credo che questa formula, che risale a sant’Agostino tra l’altro, sia una perfetta descrizione dell’amore, dell’amore inteso nel senso più erotico, più carnale del termine, in fondo cosa desiderano un uomo e una donna che si amano? Desiderano desiderarsi, ognuno dei due desidera il desiderio dell’altro. Un uomo che ama una donna non desidera che lei sia la sua badante, che si prenda cura di lui, e nemmeno che sia la sua mamma: vuole il suo desiderio, se lei fa tutto a puntino ma non lo desidera, quell’uomo non sarà contento… Viceversa magari è un disastro a cucinare, non è capace … però ha un grande desiderio per lui, quell’uomo è felicissimo, perché questo è quello che lui vuole: sentirsi desiderato.

Ora, questo accade per un motivo molto semplice, perché noi siamo immagine e somiglianza di Dio quindi il nostro amore è la fotocopia del suo, un po’ sbiadito se volete, ma il nostro eros è l’eros di Dio, e noi non dobbiamo averne paura. Quei bisogni, quei desideri di cui sopra, che sono fortissimi nell’uomo di Dio, quelli lì, non dobbiamo averne paura, non dobbiamo reprimerli, non dobbiamo scacciarli, dobbiamo invece trovare dentro quei desideri il magis, dobbiamo trovare dentro quei desideri la traccia di Dio, dobbiamo riconoscere come ognuno di quei desideri ci riporta a Dio, così se c’è qualcuna di voi in questo momento che è in lotta in conflitto con se stessa, con i suoi desideri appunto, con le sue aspirazioni, e facilmente c’è perché conoscendo la vita religiosa so che possono accadere tensioni di questo tipo, ecco ricordate questo, qui non si tratta di negare niente, qui si tratta di trovare la verità profonda, quindi di mettervi in ascolto del cuore per capire cosa c’è davvero nel profondo del cuore.

Dall’eros nasce l’umiltà, almeno dall’eros prima del peccato originale.

Dopo il peccato originale l’eros si declina nella forma del possesso e della conquista che è evidentemente il contrario dell’umiltà, ma nella mente di Dio era un altra cosa. L’eros è stato donato all’uomo prima del peccato e noi possiamo ancora attingere a quel pozzo, perché siamo stati battezzati, dunque possiamo amare in quel modo lì, non più puro, ma purificato. L’eros prima del peccato, dicevo, è umile, perché mette tutto se stesso nel desiderio dell’altro.

Pensate a due ragazzi che si amano -io farò spesso esempi di questo genere non vi stupite, è il linguaggio dei padri della chiesa cioè il dialogo tra Dio e l’anima, è lo stesso dialogo che c’è tra due fidanzati e siccome in qualche maniera abbiamo più esperienza del secondo che del primo, allora è facile attingere a quelle immagini, a quelle metafore per poter comprendere il linguaggio dell’anima con Dio, il linguaggio dell’intimità con Dio – Dunque, dicevo, immaginate due ragazzi, ecco lui dice a lei “non posso vivere senza di te”. Tutti gli innamorati prima o poi si dicono una cosa del genere, non posso vivere senza di te, ed è vero, lui non può più vivere senza di lei perché ha assaggiato che cosa significa la sua presenza, ha assaggiato che cosa significa il suo cuore e non può più farne a meno, la vita senza quello non sarebbe più la stessa quindi non può più vivere senza di lei, letteralmente, senza di lei gli mancherebbe talmente tanto che ne morirebbe.

Ora, cosa c’è di più umile da dire ad un’altra persona, di questo: “non posso vivere senza di te”? Pensateci. Questa è la cosa più umile che si possa dire ad un altro essere umano. Veramente solo a Dio potremmo dire non posso vivere senza di te… solo di Dio letteralmente è vero, però anche di quella traccia di Dio, quell’impronta di Dio, anche di quella immagine di Dio che Dio ti ha posto accanto. Niente è più umile di questo, è come dire: la mia vita dipende da te, metto la mia vita letteralmente nelle tue mani.

Quindi l’eros è umile perché riconosce che non può essere felice da solo, l’eros riconosce che per essere felice ha bisogno di un altro, dipende radicalmente da un altro. Io non posso farmi felice da solo, io non posso darmi da solo la bellezza, io non posso darmi da solo la pienezza della vita, ho bisogno di un altro che mi renda felice, non sono felice da me stesso.

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3 commenti

Archiviato in Spiritualità

3 risposte a “Chi cercate?

  1. Giovanna

    Si è felici insieme.

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  2. Pingback: Chi cercate? – Gabriele ROMANO

  3. Rossana

    Grazie Don Fabio! Riconoscere il desiderio di Dio nel “morso del magis” ( rifuggendo da possesso potere ecc ecc… ) apre l’orizzonte come il sorgere dell’alba. Grazie.
    Che il Signore la benedica di ogni benedizione.
    Rossana.

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