Su di me

Ho spesso paragonato me stesso alla fontana di un villaggio, una sorgente inesauribile a cui tutti vanno ad attingere quando ne hanno bisogno, nella certezza di trovare quell’acqua indispensabile alla vita.

La fontana del villaggio è disponibile per tutti, nulla chiede e tutto dà, nessuno si sente in obbligo verso di essa e una volta che la si è usata la si dimentica, eppure è il centro della vita, attorno ad essa si riuniscono le persone, si discutono le piccole cose quotidiane e le grandi scelte, tutta la vita passa di là, e lei, protagonista nascosta, tutti serve e fa nascere la comunione.

L’acqua della fontana è un’acqua corrente, sempre fresca e sempre viva e che sempre cambia, perché deve adattarsi alle esigenze di ciascuno, l’idea stessa di fermarla è un assurdo, significa negarne il caratere più bello. Forse per questo la forma del blog, come un discorso in continuo fluire, un libro mai concluso e in perenne aggiornamento, è la più adatta ad esprimerla.

E poi c’è il villaggio, cioè la comunità umana che sempre si raccoglie intorno all’acqua, che prima è stato il Villaggio Olimpico, con l’Auditorium e il palazzetto dello sport e i giovani mucciniani di ponte Milvio, ma soprattutto, per me, con i suoi pini che al mattino gridano il nome di Dio e gli uccellini che lo ripetono alla sera ed ora è Ostiense, un quartiere frenetico, vivissimo, ancora tutto da scoprire.

Così ogni giorno apro il mio ufficio, il luogo dove accolgo chiunque viene, e in quell’ufficio, tra l’inginocchiatoio e la scrivania, si consumano mille storie, a volte comiche, a volte grottesche a volte tragiche, ma sempre ricchissime di umanità. Storie che sarebbe un peccato non raccontare, anche se ovviamente i dettagli devono restare segreti.

E poi ci sono io, il parroco. A dispetto del fatto che mi considero un soggetto terribilmente noioso e che detesto parlare di me, devo ammettere che invece tante persone sembrano ritenere molto interessante la vita di un prete, a patto che questi ovviamente si racconti con sincerità e senza quel gergo incomprensibile che in genere i preti e molti cattolici adottano parlando delle cose di Chiesa.

E poi c’è un po’ di Vangelo, fa parte del pacchetto, non potete avere me senza quello. Vangelo letto con i miei occhi di uomo, curioso e innamorato di tutto, e di prete, anzi di parroco, che è un valore aggiunto, è come dire non solo soldato, ma soldato in trincea.

Tutto questo, mi sembra, riflette un grande desiderio di far conoscere Gesù, l’ansia di annunciare, di svegliare, di testimoniare e in ultima analisi di servire il mio popolo secondo quella frase della lettera agli Ebrei che scelsi come mio motto sacerdotale: “per il bene degli uomini nelle cose di Dio”.

7 risposte a “Su di me

  1. Rob

    perché tutti quelli che si chiamano don Fabio sono dei preti fantastici?
    C’è un mistero di grazia in questo nome?

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  2. Marcello

    Che ardore! Che Amore! Mi ha emozionato.

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  3. ritabettaglio

    Piacere di conoscerLa, Recerendo! La racconti la vita del prete, che sia vita di sacramenti e preghiera! Abbiamo bisogno ddi preti santi che non perdono il loro tempo consacrato in inutili riunioni per fantomatici piani pastorali. Abbiamo bisogno di tanti curati d’Ars! Seguirò con motlo piacere il suo blog, ora che l’ho trovato!
    Rita

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  4. Grazie don Fabio Bartoli ascolto sempre e volentieri le sue omelie che mi aiutano a riflettere e mi danno gioia.

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