Archivi categoria: Spiritualità

Una lettera d’amore

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Un mese fa è stato il trentesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale. Il giorno prima ho scritto questa lettera che è stata un po’ la mia meditazione di quel giorno. Sono stato a lungo indeciso se pubblicarla o meno, alla fine mi sono deciso a farlo pensando che ci sono tanti sacerdoti e consacrati che mi leggono e forse può fare un po’ di bene la condivisione di un cuore che dopo trent’anni di sacerdozio è magari un po’ stanco, ma si sente ancora giovane. Continua a leggere

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Non horruisti uterum

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Quando posso mi fa piacere pregare la liturgia delle ore nell’originale latino, in modo da godere pienamente dei testi proposti alla meditazione e alla preghiera. Così qualche giorno fa mi sono fermato a considerare il testo del Te Deum, il bellissimo inno di ringraziamento che recitiamo almeno ogni Domenica nell’Ufficio delle Letture. Continua a leggere

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Feuerbach! E felice di esserlo

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Nel mio recente libro sulla Quaresima ho scritto: “Il fatto è che aveva proprio ragione Feuerbach, quando diceva che l’uomo è quello che mangia. Aveva talmente ragione che il Signore, perché potessimo essere trasformati in Lui si è fatto cibo per essere mangiato”. Continua a leggere

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Sapere d’amore

41danteinfernoundiavoloinvoloeundannatodorgallerycassell1890_zps0b2d1c79In uno dei canti più emozionanti dell’Inferno, Dante mette in bocca ad Ulisse queste parole: “Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. Sembrano parole bellissime, che d’istinto ci viene da approvare, parole che raccoglierebbero migliaia di like su Facebook, perché descrivono una sapienza purissima e un ideale di uomo straordinariamente alto, questo infatti è la sapienza: l’arte del buon vivere, la via per diventare uomini veri. Ma allora perché Dante pone Ulisse all’inferno?
Cosa ci sarà mai di diabolico nel voler essere uomini migliori? Perché vivere inseguendo la virtù e la conoscenza dovrebbe precipitarci all’inferno? Continua a leggere

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Non vi azzardate a morire (senza aver letto “I fratelli Karamazov”)

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Qualche tempo fa ho severamente vietato ai miei parrocchiani di morire senza aver letto “I fratelli Karamazov”. Dostoevskij è quasi un padre della Chiesa per la profondità dei suoi scritti e la sua conoscenza del cuore umano, è uno di quei geni che ne nascono solitamente un paio per nazione in un millennio, e la Russia è stata così eccezionalmente benedetta da averne due o tre quasi coevi, visto che Solove’ev ha vissuto appena dopo.  Continua a leggere

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La forma del calice

Si sa che Internet esalta il dilettantismo, nel senso che molti si sentono autorizzati a scrivere su qualunque argomento senza sentire il bisogno di essere particolarmente titolati a farlo. Ho pensato quindi che non sarà un grande male se anche io mi proverò a fare la mia brava figura di dilettante, con una incursione in un campo che decisamente mi appartiene poco, quello della storia dell’arte. Continua a leggere

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Acqua e terra

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La letteratura è una forma di conoscenza, al pari della teologia o della filosofia, ma procede in un modo diverso: anziché tentare di analizzare e definire i concetti ne coglie il valore simbolico. Questo modo di procedere, se perde qualcosa in termini di esattezza, guadagna però moltissimo in termini di suggestione e di concretezza vitale. Un concetto una volta analizzato è morto, sezionato su un tavolo operatorio non ha più niente della vita. Un simbolo invece più lo scruto e più diventa vivo e fecondo tra le mie mani, suggerendo sempre nuovi sviluppi e approfondimenti. Il simbolo cresce con me mentre lo medito. Continua a leggere

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