Acqua e terra

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La letteratura è una forma di conoscenza, al pari della teologia o della filosofia, ma procede in un modo diverso: anziché tentare di analizzare e definire i concetti ne coglie il valore simbolico. Questo modo di procedere, se perde qualcosa in termini di esattezza, guadagna però moltissimo in termini di suggestione e di concretezza vitale. Un concetto una volta analizzato è morto, sezionato su un tavolo operatorio non ha più niente della vita. Un simbolo invece più lo scruto e più diventa vivo e fecondo tra le mie mani, suggerendo sempre nuovi sviluppi e approfondimenti. Il simbolo cresce con me mentre lo medito. Continua a leggere

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Lettera ad uno studente universitario

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di Flannery O’Connor

Credo che tua esperienza di perdere la tua fede o, come credi tu, dell’averla già persa, sia un’esperienza che, alla lunga, appartiene alla fede; o almeno può appartenere alla fede se la fede è ancora un valore per te, e lo deve essere, altrimenti non mi avresti scritto queste cose. Non vedo come il tipo di fede richiesta ad un Cristiano che vive nel ventesimo secolo possa esistere se non fondata su questa esperienza di incredulità come quella che tu stai ora attraversando. È una situazione di sempre, questa, non solo del ventesimo secolo. Pietro ha detto: “Signore, io credo. Aiutami nella mia incredulità”. È la più naturale, più umana e più straziante preghiera del Vangelo, e io penso che sia la preghiera fondamentale della fede. Come matricola all’università, tu sei bombardata da nuove idee, o piuttosto frammenti di idee, nuove teorie, un’attività di vita intellettuale che è solo all’inizio, ma che sta già sopravanzando la tua esperienza vissuta. E tu, reduce da un anno simile, pensi che non puoi più credere. Stai appena iniziando a renderti conto di quanto sia difficile avere fede e fino a che punto sia impegnativo, ma sei troppo giovane per decidere di non avere fede solo perché senti di non poter più credere. C’è un unico modo per sapere se crediamo o no: basarci sulle nostre azioni e la tua lettera mi fa pensare che tu non intraprenderai il sentiero di minor resistenza decidendo semplicemente che hai perso la fede e che non puoi farci niente. Un risultato dell’attività di vita intellettuale universitaria è di solito il restringimento della vita immaginativa. Suona come un paradosso, ma ho spesso trovato che sia vero. Gli studenti alle prese con difficoltà quali la conciliazione di contrasti tra fedi così differenti come il Buddismo, l’Islamismo, ecc… a un certo punto smettono di cercare Dio per altre vie. Una volta Bridges scrisse a Gerard Manley Hopkins chiedendogli di dirgli come faceva lui a credere. Da Hopkins si sarà aspettato una lunga risposta filosofica, invece gli rispose: “Faccia l’elemosina”. Cerca di dirgli che Dio va cercato nella carità (nel senso di amore per l’immagine divina presente negli esseri umani). Non si lasci irretire dalle difficoltà intellettuali al punto da mancare di cercare Dio per questa via. Le difficoltà intellettuali vanno comunque affrontate e ti toccherà affrontarle per il resto della vita. Quando ti sembrerà di averne risolta una, se ne presenterà subito un’altra. Il contrasto tra le diverse religioni del mondo è stata una difficoltà anche per me. Se però hai soluzioni infallibili non hai la necessità della fede! La fede sopperisce alla mancanza di “conoscenza”. Il motivo per cui questo contrasto non mi secca più è perché ho maturato, negli anni, un senso dell’immensa grandezza della creazione, dell’evoluzione di ogni cosa e di come debba necessariamente essere incomprensibile Dio per essere il Dio del cielo e della terra. Non puoi fissare l’Onnipotente dentro le tue categorie intellettuali. Ciò che fece di me una “scettica” verso lo “scetticismo” universitario fu proprio la mia fede cristiana. Mi diceva sempre: aspetta, non abboccare, fatti un’idea più vasta, continua a leggere. Se vuoi la tua fede, te la devi guadagnare! E’ un dono, ma per pochissimi è un dono offerto senza pretendere in cambio il tempo necessario a coltivarlo. Per ogni libro anticristiano che leggi fatti il dovere di leggerne uno che presenti l’altra faccia della medaglia. E se uno non basta, leggine altri. Non credere che essere cristiana significhi dover abbandonare la ragione. Per saperne di più sulla fede devi rivolgerti a chi ce l’ha e rivolgerti ai più intelligenti, se voi tener testa agli agnostici e alle torme di pagani dai quali ti scoprirai circondato. Le critiche che oggi si muovono alla fede vengono per lo più da persone che la giudicano a partire da un’altra e più angusta disciplina. La critica biblica dell’ottocento, ad esempio, era il prodotto di discipline storiche. Nel Novecento è stata completamente rimodernata adottando criteri più vasti, e chi nell’Ottocento ha perso la fede a causa sua, avrebbe fatto meglio a fidarsi ciecamente delle proprie convinzioni. Persino nella vita di un cristiano la fede sale e scende come le maree di un mare invisibile. E’ lì, se Lui vuole che ci sia, anche quando non riesce a vederla o a percepirla. Si renderà conto, credo, che è più preziosa, più misteriosa, in tutto e per tutto più illimitata di qualunque cosa tu possa imparare o stabilire all’università. Impara tutto quello che puoi, ma coltiva lo scetticismo cristiano. Ti manterrà libero: non libero di fare quello che ti pare, ma libero di lasciarti formare da qualcosa di più grande della tua intelligenza e dell’intelligenza di chi ti sta vicino. Non so se è questo il genere di risposta che ti può aiutare, ma se vuoi scrivimi ancora e vedrò di fare meglio. (ad Alfred Corn, 30 maggio 1962, in Sola a presidiare la fortezza, Einaudi)

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Il fico di Gerico

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Questo è uno degli alberi più fotografati al mondo. È il sicomoro di Gerico, quello che tutte le guide di Terrasanta indicano come l’albero su cui si arrampicò Zaccheo per veder passare il Signore. Continua a leggere

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Quattro chiacchiere con Roy Batty

Per chi fosse irrimediabilmente allergico alla fantascienza, Roy Batty è l’androide antagonista di Harrison Ford nel film Blade Runner, reso celebre da un famosissimo monologo, quello che potete ascoltare qui sopra, che fu in buona parte improvvisato dall’attore (un superbo Rutger Hauer), che all’ultimo momento tagliò alcune frasi e aggiunse di sua iniziativa il finale. Il monologo è ricordato come uno dei più toccanti della storia del cinema, anche se a mio modesto parere funziona molto meglio nel film che leggendolo scritto, e deve molto alla recitazione che a leggerlo appare piuttosto banale. Continua a leggere

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Nasce il Dio disarmato

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Carissimi parrocchiani, questo è il quinto Natale che passo con voi ed inizio ormai a sentirmi “in famiglia” qui al quartiere Ostiense. Ho pensato quindi di rivolgermi a voi con una lettera, nel tentativo di raggiungervi tutti per porgervi i miei migliori auguri di Natale, e, così spero, per avviare una tradizione, che spero gradita, di una presenza della Parrocchia nelle vostre case.

È dunque Natale; al di là della festa e del gioioso ritrovarsi delle famiglie, del tutto legittimo e, credetemi, tanto gradito agli occhi di Dio, cerchiamo però di andare più a fondo, per cogliere il senso vero dell’evento che sta alla radice della festa. È Natale dunque, e tutti ne siamo felici, ma cosa festeggiamo? Perché questi giorni sono impressi nella coscienza di tutti noi come giorni speciali, tanto che nessuno, credente o no, può sottrarsi al loro fascino? Continua a leggere

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Le ossa del pescatore

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Accade a volte di seminare piccoli sassolini in giro, che poi ti volti indietro e riconosci che come Pollicino hai tracciato senza volere un percorso. Un paio di anni fa scrissi per “La Croce” questo articoletto, che partendo dalla archeologia diventava una meditazione accorata e innamorata sul ministero petrino. Oggi che si discute di questo ministero perfino “nelle taverne”, non mi sembra fuori luogo ripubblicarlo. Continua a leggere

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Il papa giovane

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Non amo l’estetica decadente di Paolo Sorrentino. Preferisco immagini più vitali, più energiche. Però capisco che questa estetica decadente è l’immagine di Chiesa che domanda il mercato, specialmente americano, anche se non ha proprio niente a che fare con la realtà di ciò che la Chiesa è e di come effettivamente si vive in essa. Continua a leggere

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