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L’ultima benedizione

Ieri, insieme a centomila e forse più amici, ero in piazza ad ascoltare l’ultima lezione del mio maestro. Sono 25 anni, da quando nell’89 discussi una tesi intitolata “il prinzip-empfangen nella teologia di J. Ratzinger”, che lo seguo. Grazie a lui ho imparato ad amare i Padri della Chiesa, Agostino in primis, da lui ho imparato a pensare la mia fede, a coniugarla con la ragione, a tenere insieme la mente inflessibilmente logica che ho avuto in eredità da mio padre e il cuore appassionato che mi ha donato mia madre. In una parola a lui devo forse non la mia fede, ma certamente la forma che ha assunto. Continua a leggere

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Su ali d’aquila

Lo scorso anno ho pubblicato un libro in cui a partire dalla meditazione del libro dell’Apocalisse preconizzavo una Chiesa minoritaria, ridotta nell’angolo culturalmente, politicamente insignificante e, come l’autore biblico, vedevo come unica salvezza per questa Chiesa la fuga nel deserto, sulle ali della grande aquila (Cfr. Ap. 12,14) per costruire là una comunità consapevolmente minoritaria, che custodisse il deposito della fede e lo conservasse come un seme per i tempi nuovi. Continua a leggere

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Non siamo nati ieri

Oggi con altri circa duemila sacerdoti ho partecipato al tradizionale incontro quaresimale che ogni anno il Santo Padre dedica al clero romano. Probabilmente, visto che in questi giorni il Papa fa notizia, sapete già tutto del suo mirabile intervento (45 minuti a braccio senza una sola parola inutile! Certamente la sua stanchezza non è mentale…) sul Concilio Vaticano II e forse lo avete anche potuto vedere e ascoltare. Continua a leggere

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La forza della debolezza

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Tutte le volte in cui ho condiviso pubblicamente la mia umanità, mostrando fragilità o debolezze, l’ho pagata cara. Eppure non ho mai smesso di farlo. Perché? Perché non si può amare in altro modo che così, mettendosi in gioco, offrendo all’altro il cuore, cioè il lato debole, sentimentale, lasciandosi consapevolmente ferire. Continua a leggere

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