Il papa giovane

pope

Non amo l’estetica decadente di Paolo Sorrentino. Preferisco immagini più vitali, più energiche. Però capisco che questa estetica decadente è l’immagine di Chiesa che domanda il mercato, specialmente americano, anche se non ha proprio niente a che fare con la realtà di ciò che la Chiesa è e di come effettivamente si vive in essa. Mi fa sempre sorridere quando, come qualche volta capita, relazionandomi con chi conosce la Chiesa solo attraverso questa immagine il mio interlocutore resti sbalordito dal fatto che un uomo di preghiera possa conoscere il computer, usare internet, discorrere con proprietà di scienze applicate eccetera.

Tuttavia questa è l’immagine di Chiesa che si vende, e quindi, che mi piaccia o no, mediaticamente con questa immagine mi devo confrontare ed ha pochissimo rilievo il fatto che la realtà sia palesemente diversa, perché, come si sa, nel mondo di internet e della TV ciò che conta non è la realtà, ma la sua rappresentazione. Detto questo trovo intrigante l’idea di base di “The young Pope”, l’idea cioè di inserire in un contesto decadente un elemento incongruo di modernità, da questo punto di vista la cosa più efficace della storia è proprio questa idea di un Papa moderno, per quanto antipatico, che spariglia i giochi ed appare come l’unico davvero vivo in mezzo a un gruppo di manichini. La narrazione giornalistica del papato di Francesco corrisponde a questo schema, anche se è fiction tanto quanto la serie TV italo-americana, ed in questa narrazione bisogna riconoscere che Sorrentino è un maestro: il perfetto interprete e l’accurato cronista di una realtà totalmente inesistente. Non so se sia un titolo di merito, ma bisogna dargliene atto.

Ma a tutto questo sono abituato. Proprio perché sono un uomo di mondo, conosco bene l’infinita pazienza che ci vuole per tornare puntualmente ogni volta a spiegare come stanno davvero le cose. No, quello che invece mi infastidisce in questa serie, o almeno nelle due prime puntate, non è il quadro generale, ma l’assoluta incongruenza, la totale non-credibilità, del protagonista. È vero che la letteratura domanda una “sospensione del giudizio”, ma ci sono dei limiti alla fantasia, un autore cioè deve muoversi dentro un insieme di coordinate che rendano credibile quello che scrive, altrimenti nel lettore genera soltanto la noia. Per fare un esempio, per quanto possa sospendere il mio giudizio non potrei mai immaginare un Papa che entri in scena camminando sulle mani come un giullare.

Ora, c’è almeno un tratto della personalità di questo “Papa giovane” che è così incongruente da rendere di fatto non-credibile tutta la storia. Non mi riferisco alla spregiudicatezza e al cinismo, perché purtroppo anche io ho conosciuto uomini di Chiesa affetti da questo tarlo, sebbene non così tanti come l’immagine di mercato della Chiesa voglia far credere, né mi riferisco alla totale assenza del trascendente, che, si capisce, Sorrentino neppure sa cosa sia figuriamoci rappresentarlo in immagine, né mi riferisco alla totale ignoranza dei dogmi fondamentali e delle leggi interne della Chiesa (totalmente inverosimile la scena in cui il Papa domanda ad un sacerdote di violare il segreto confessionale).

No, quello che davvero mi disturba in questo Papa giovane è il disprezzo. Ogni suo gesto, ogni sua parola da quando entra in scena trasuda disprezzo verso tutto e tutti, e non c’è assolutamente nulla che egli mostri di amare. Ecco, questo è davvero incredibile, tanto più che, così almeno mi sembra per ciò che ci è stato mostrato finora, lo si vorrebbe presentare come una sorta di mistico. È incredibile sotto due punti di vista, uno strettamente psicologico: a meno di non cadere nella patologia (e in quella nevrosi che si chiama anaffettività) non esiste un uomo così; l’altro relativo ai più elementari dogmi del Cristianesimo: la fede in Dio-amore, correttamente richiamata nel discorso del cardinale segretario di stato (che significativamente viene bocciato), è l’architrave del Cristianesimo. Posso immaginare un uomo di Chiesa che abbia una concezione sviata dell’amore, e che in nome dell’amore faccia cose terribili ed innominabili. Posso anche immaginare che predichi bene e razzoli male, e che quindi viva un’intima e terribile contraddizione tra ciò che dice e ciò che è. Posso spingermi fino ad immaginare che coltivi interiormente il disprezzo, se ha una profonda e drammatica crisi di fede, ma in nessun modo posso credere all’idea di un Papa che manifesti così apertamente il suo disprezzo verso il prossimo, come invece fa il protagonista di questa serie TV.

L’errore è tanto più vistoso perché i due principali antagonisti, Diane Keaton e Silvio Orlando, pur con tutte le loro contraddizioni e incongruenze, e pur essendo costruiti secondo un certo stereotipo, restano personaggi tutto sommato credibili, capaci di amare, con delle motivazioni coerenti e un certo dialogo interiore.

Detto questo ho apprezzato la recitazione (Silvio Orlando sopra tutti), la fotografia e la scenografia, il montaggio (anche se per un prodotto televisivo il ritmo è un po’ lento), ma, onestamente… “de che stamo a parlà”, come si dice a Roma? Il prodotto è confezionato molto bene, non c’è dubbio, ma è talmente fuori dalla realtà da far pensare che in realtà si stia parlando d’altro. Come il film di Nanni Moretti “habemus papam” era in realtà un film sulla crisi della sinistra (si sa, Moretti non parla d’altro) a cui si alludeva per metafora, così ho il sospetto che con la scusa di parlare della Chiesa e del Papato, Sorrentino in realtà stia parlando d’altro, forse di se stesso e della sua morte, ma è ancora troppo presto per capire cosa realmente voglia dire.

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7 commenti

Archiviato in Attualità, De oves et boves

7 risposte a “Il papa giovane

  1. Di papi giovani ce ne sono però stati effettivamente nella storia della Chiesa, soprattutto nel X secolo.

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  2. Bella analisi, grazie Don Fabio 😉

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  3. Concordo con Bariom. E aggiungerei, con le dovute modifiche (“storia” invece che “Chiesa”, “Medici” invece che “Papato”), che lo stesso discorso calza a pennello anche all’altra “ficscion” che spopola sui nostri schermi: non ci dice nulla sui fiorentini del XV secolo ma parecchio su “ficscionisti” e telespettatori del XXI.

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  4. Martina

    L’hai guardato? Che pazienza sovrumana! La mia è finita già al trailer…

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  5. Spazzatura, di alto livello, ma spazzatura…

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