Natale con i Rom

bambini_rom

No, non è il titolo del nuovo cinepanettone di Neri Parenti, ma la storia che mi scrive una lettrice del blog, così bella che sento di doverla pubblicare, ovviamente rispettando la privacy.

Ciao,
visto che spesso leggo le tue storie sulla Fontana del Villaggio, mi piaceva per una volta raccontartene una io.

Qualche tempo fa è arrivato un bambino nuovo in classe di mio figlio. E’ un po’ più grande, ha 11 anni, ma fa ancora la quinta perché ha iniziato la scuola più tardi.

Non sappiamo da dove venga, ma certo non è come gli altri. Arriva tutti i giorni con un pulmino, e all’uscita c’è una ragazza che viene a prenderlo e insieme risalgono sul pulmino.

Mio figlio Davide non racconta mai molto della scuola, e anche di Giovanni non dice gran ché: è simpatico, e bravo.

Io lo vedo in un paio di occasioni, e resto colpita: si vede subito che non è come gli altri bambini: i vestiti sono semplici, probabilmente rimediati, ma pulitissimi, Giovanni appare molto curato, pulito, ordinato. Ma quel che mi colpisce il cuore è il suo modo di muoversi e il suo viso. Non trovo le parole giuste: scende dal pulmino tutto compito, non affrettato ma lesto, con un’espressione di serietà ma anche di serenità; viene da pensare che sia orgoglioso di entrare in classe, che prenda molto sul serio lo studio, ma al tempo stesso che consideri la scuola come un regalo che gli è stato concesso.

Stavo già pensando di proporre a Davide di invitarlo un pomeriggio a casa nostra – come farei con qualsiasi bambino nuovo della classe, e quando vengo a sapere che Giovanni è stato l’unico, nell’intera classe, a rimettere al posto suo il prepotente che impera su quel gruppo da 5 anni, e che guarda caso se la prende sempre con i 2 più deboli della classe, rompo ogni indugio, promuovo Giovanni tra i miei preferiti e aspetto la ragazza all’uscita per chiederle se posso invitare Giovanni (ovviamente con l’assenso di Davide).

La ragazza è titubante, mi dice che dovrà chiedere ai genitori, e che comunque dovrei riaccompagnarlo. Rispondo che non c’è problema, basta avere l’indirizzo, e lei, un po’ stupita che io non avessi ancora capito, mi spiega che Giovanni abita sull’Olimpica. Con qualche secondo di ritardo capisco che per Olimpica intende il campo nomadi. Rispondo che non c’è problema e che ci organizzeremo, appena i genitori daranno l’assenso.

In realtà qualche problema c’è: e se i genitori poi iniziano a chiedere soldi? o favori? o altro?
E se poi invece un giorno invitano loro Davide? Lascio mio figlio a giocare in un campo nomadi?
Uffa, una cosa è aiutare gli altri, un’altra è unirsi a loro…

E poi, insomma, proprio i rom? Sono gente un po’ difficile da trattare; li trovo poco sinceri, e soprattutto inaffidabili.

Però bisogna pure sporcarsi le mani nella vita, solo così si vive veramente.

E poi, al di là di tutti questi pensieri, mi resta sempre e solo l’immagine del viso di Giovanni, che, zitta zitta, prende il sopravvento su tutto. Perciò: Giovanni sarà il benvenuto a casa nostra, e il resto si vedrà.

Ma dal giorno dopo Giovanni non viene a scuola.

Passano i giorni, e mi decido a chiamare la ragazza che lo accompagna. Mi dice che la baracca di Giovanni è bruciata, hanno perso tutto e non sa bene dove sono andati. Mi dice anche che il padre le era sembrato sospettoso e diffidente all’idea di mandare Giovanni da un amico, ma che comunque si era preso il mio numero.

Infatti mi chiama, ma per chiedermi il numero di telefono della scuola: deve spostare il figlio in un plesso più vicino a dove si sono sistemati e ha bisogno del nulla osta.

Mi faccio un po’ di coraggio e chiedo notizie, e mi offro di dare una mano.

La telefonata la ricevo mentre sto andando in un centro commerciale: è da tempo che voglio comprarmi qualcosa, e poi voglio iniziare a vedere qualche regalo di natale. Mi si rovina lo shopping… non riesco a comprare niente pensando a quel ragazzino al freddo e al gelo, uffa.

Organizzo una prima visita a Giovanni dopo un paio di giorni, per portare vestiti, pentolame, coperte. Chiedo a mio marito di andare, con Davide, perché penso che forse, tra uomini, è più facile.

La sera scrivo una mail alla classe, spiegando la situazione e chiedendo chi voleva partecipare con me a qualche aiuto: so che serve una bombola, dei vestiti, stoviglie, coperte. Rispondono in pochi, molto pochi. Ma:

Valentina compra un pallone per Giovanni, in classe in 3 o 4 amichetti scrivono un bel biglietto,
mio fratello mi regala una macchina per la cucina, compriamo una bombola e altri 2 genitori mi regalano coperte, lenzuola, vestiti.

Seconda visita: la famiglia di Giovanni, con altri rumeni, ha trovato una sistemazione in un capannone dismesso dell’Atac. La polizia gli ha detto che se sono discreti, non danno problemi, chiuderanno un occhio. Mentre Dimitri, il papà di Giovanni, chiacchiera con mio marito, Davide Giovanni e un altro amichetto di scuola giocano a pallone. Siamo rimasti che ci sentiremo più avanti, e se hanno bisogno chiameranno.

Inutile dire che tutto ciò, mentre io e mio marito siamo ancora al lavoro, mentre ci sono tanti appuntamenti natalizi, e tante altre rognette, ci ha portato via tanto tempo, e tante energie, e un po’ di soldi.

Però: io continuo ad avere in testa, ma soprattutto nel cuore, il volto di Giovanni, visto una o due volte.

E sento forte dentro di me la certezza di aver trovato il mio bambin Gesù: in modo inaspettato, lontano dai luoghi tradizionali, e senza clamore.

E sono felice.

Si lo so, Giovanni è uno, i poveri sono migliaia.

Lo so: una bombola e un pallone non risolvono un’esistenza di stenti.

So anche che comunque mi comprerò qualcosa di vestiti o altro, però: sarò più ricca, e questo Natale per me sarà più vero.

E forse, in futuro, sarò più allenata a riconoscere subito un altro bambin Gesù.

Ora dirai: e perché mi racconti tutto ciò? E’ il mio regalo di Natale, per te che di storie belle ne racconti tante, e per te che in fondo mi hai un po’ accompagnato in questi anni e perché penso che il regalo ti piacerà.

Buon Natale Fabio

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2 commenti

Archiviato in Piccole storie nobili

2 risposte a “Natale con i Rom

  1. molto bella e commovente ,se pensiamo che sono persone come noi con gli stessi diritti ,davanti a DIO siamo tutti uguali.

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  2. lucazacchi

    L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energie rinnovate e rinnovabilie ha commentato:
    Una bellissima storia di Natale, e di ogni giorno (perchè ogni giorno, nessuno escluso, siamo chiamati a far nascere il bimbo Gesù dentro di noi)… anche se incimurrito, le so ancora riconoscere…

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