Preti, cioè maschi

Nel piccolo saggio che ho già citato Roberto Marchesini scrive: “La religione pretende coraggio, decisione, autonomia di giudizio; in altre parole è roba per uomini veri”. L’altro giorno ragionavo di questo con un’amica suora che, da appassionata lettrice di Peguy, ha forse anche più di me una concezione militante del cristianesimo e concordavamo sul fatto che la generale crisi della virilità si riflette sulla crisi del sacerdozio.

E’ strano, no? E’ strano, voglio dire, che il primo requisito necessario per un ministero che prevede l’astinenza sessuale sia l’essere maschio. Perbacco, potrebbe pensare qualcuno che non conosca da dentro la nostra vita, che se ne fanno della loro maschilità visto che non la possono nemmeno esprimere? E invece a ben guardare dentro questa cosa sta nascosto un insegnamento importante che potrebbe, io credo, aiutare anche tanti maschi sposati a vivere la loro virilità in maniera più serena.

Intendiamoci, conosco anche io tanti preti che sembrano piuttosto indecisi in materia e non sapendo risolversi ad essere del tutto maschi finiscono con l’apparire piuttosto effemminati. Non che siano omosessuali, non necessariamente, solo che guardandoli non hai la sensazione di maschi compiuti, non ti verrebbe mai in mente, cioè, che quel tizio con la tonaca potrebbe essere un buon padre.

Qual’è l’essenza della maschilità? Oggi ne vedo intorno a me una caricatura che francamente un po’ mi offende e un po’ mi sgomenta: il maschio viene di volta in volta presentato come competitivo, aggressivo, violento, narcisista… e certo, se partiamo da questo modello di maschio indubbiamente non si capisce perché i preti debbano per forza essere maschi. Solo che questa non è la maschilità, ne è la caricatura.

Prendiamo ad esempio l’accusa di violenza, che generalmente viene fatta alla categoria maschile. Il maschio ha il culto della forza, si sa, ma la forza è l’esatto contrario della violenza: chi è forte non ha bisogno di essere violento, viceversa chi è violento di solito lo è per nascondere una fragilità, in base al noto assioma che chi picchia per primo picchia due volte. L’uomo forte in realtà è quello che non ha bisogno di battere i pugni sul tavolo per farsi valere. Il che significa che la forza è una qualità interiore, che ha a che fare con la verità più che con i muscoli. Forte è l’uomo vero, capace di mettere la verità al di sopra degli interessi personali e del proprio tornaconto.

Tante qualità deve avere un prete, ma quella della forza mi sembra predominante, almeno se fa il pastore, cioè sta in parrocchia, perché stare in parrocchia significa esser padre, cioè eroe, e la forza è la prima qualità del padre e dell’eroe. Quelli di noi che non ce la fanno, gratta gratta, è sempre su questo che cadono.

2 commenti

Archiviato in Spiritualità, Vita da prete

2 risposte a “Preti, cioè maschi

  1. 61Angeloextralarge

    Questo è un altro di quei post che tocca stamparlo, portarselo dietro e leggerlo e meditarlo. Smack! 😀

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  2. Concordo. E un “mi piace” solo non basta!

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